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Mandolossa, l’indiano prende le distanze

Il pakistano ha confermato il movente dell'omicidio per questioni commerciali. Sarbjit Singh ha detto di non sapere dell'omicidio.

Canton_Mombello_Brescia(red.) Nella mattinata di mercoledì 19 agosto, a Brescia, si è svolto l’interrogatorio di convalida del fermo di Muhammad Adnan e l’indiano Sarbjit Singh, ovvero i responsabili materiali dell’omicidio di Francesco Seramondi e Giovanna Ferrari, i proprietari della pizzeria da Frank di via Valsaviore.
I due, ascoltati a Canton Mombello, hanno raccontato due “verità” diverse agli inquirenti. Il pakistano proprietario del Dolce e Salato, difeso dall’avvocato Daniela Romele, colui che la mattina di martedì 11 agosto ha premuto il grilletto, ha raccontato di aver ucciso i coniugi per questioni di concorrenza. Dunque il suo movente resta immutato, a differenza di quello che pensano le forze dell’ordine.
L’indiano Sarbjit Singh, invece, difeso dall’avvocato Nicola Mannatrizio, ha negato di sapere le intenzioni del suo partner. Ha spiegato di aver ricevuto dei soldi per accompagnare il pakistano fino alla pizzeria dei suoi concorrenti, e di aver notato il fucile proprio nei pressi dell’attività, quando Adnan l’ha estratto dalla custodia. Avrebbe anche urlato di non sparare.
Una conferma anche per l’arma. Sarebbe stata acquistata da una terza persona. In carcere anche il sostituto procuratore Valeria Bolici, che contesta ai due indagati, rei confessi del delitto, il duplice omicidio volontario aggravato.

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