Coronavirus, studi bresciani su prelievi e interventi in chirurgia

In Valcamonica un semplice prelievo di sangue e urine. Maggiore rischio sotto i ferri per chi ha contratto il virus.

(red.) Il termine della fase più acuta dell’emergenza sanitaria da Covid ha spinto la medicina e sanità bresciana ad appurare una serie di studi che hanno valutato l’incidenza del virus sui pazienti ricoverati negli ospedali, ma non solo. Nel pieno periodo dalla pandemia, era emersa l’esigenza di capire e prevedere le conseguenze dell’infezione senza dover aspettare l’esito dei tamponi. E i medici dell’ospedale di Esine, in Valcamonica, nel bresciano, sono arrivati a un risultato, di cui scrive il Giornale di Brescia, pubblicato in due studi scientifici e riconosciuti come i primi in Europa.

Graziella Bonetti primaria del laboratorio, con Filippo Manelli a capo del pronto soccorso e insieme ad Adriano Anesi del laboratorio dell’ospedale di Lodi e Giuseppe Lippi dell’università di Verona hanno collaborato a una ricerca che indica come un semplice prelievo di sangue e di urine possa dire molto sull’infezione da Covid. Una soluzione molto rapida e ritenuta affidabile in attesa di conoscere l’esito del tampone. A questo studio si è arrivati dopo aver analizzato i parametri dei pazienti giunti al nosocomio camuno tra marzo e aprile. Si sono quindi rielaborati i dati arrivando a definire alcuni parametri in grado di anticipare la diagnosi e la cura. Una soluzione del genere era già emersa in Cina, dove è partita l’epidemia, ma la novità dello studio bresciano riguarda la possibilità di indagare l’evoluzione del Covid in un paziente infetto già al momento dell’arrivo al pronto soccorso.

E sul fronte sanitario, sulla rivista chirurgica Jama Surgery sono stati pubblicati alcuni studi in riferimento a pazienti ricoverati all’ospedale Civile di Brescia dal 23 febbraio all’1 aprile e sottoposti a trattamento chirurgico. Lo studio ha dimostrato come sotto i ferri siano decisamente più a rischio i soggetti che hanno contratto il Covid, anche fino a nove volte di più rispetto a chi presenta la stessa patologia, ma non ha contratto il virus.

A questo hanno lavorato le Chirurgie dell’Università degli Studi di Brescia e gli Spedali Civili operando in chirurgia generale, vascolare e toracica, ortopedica e neurochirurgica. E su 123 pazienti analizzati, si è notato come il virus incidesse per il 19,5% nel caso di interventi chirurgici, rispetto a poco più del 2% nel caso di negativi. E tra i risvolti principali sono state notate complicanze polmonari negli infetti. Per questo motivo lo studio scientifico valuta anche l’opportunità di intervenire a livello chirurgico sui pazienti che hanno superato l’infezione da Covid.

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