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Brescia, Gaza: presidio per dire stop al massacro

Lo promuove, per giovedì 31 luglio alle 17, 30 in Largo Formentone, in città, l' Associazione di amicizia Italia-Palestina.

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(red.) E’ fissato per giovedì 31 luglio alle 17,30 in largo Formentone a Brescia un presidio di informazione per chiedere «l’immediata fine del massacro a Gaza, la fine dell’embargo e l’apertura di tutti i valichi e la fine dell’occupazione su tutta la Palestina». La manifestazione è promossa dalla Associazione di amicizia Italia-Palestina.
Gaza, viene spiegato nel volantino dell’associazione, «è  parte della Palestina,  dove 1.800.000 persone  vivono in una striscia lunga 40 km e larga da 3 a 10 km. Assediata  da 8 anni da cielo,  terra e  mare  dall’esercito israeliano e strangolata da 8 anni da un embargo controllato da  Israele  che impedisce anche il diritto di pesca. Queste tre settimane di violenti attacchi sulla striscia di Gaza  hanno prodotto 1050 morti (85% civili, 380 bambini), 6000 feriti (1400  i bambini) e 235 000 sfollati e rappresentano un’ennesima punizione collettiva in una situazione mistificata dai media per produrre, ancora una volta,  un sentimento pro-israeliano».
«Israele- continua la nota-  ha infranto la tregua del 2012 ed ha iniziato a bombardare Gaza dopo il ritrovamento dei tre giovani coloni uccisi in modo ancora non del tutto chiaro e non rivendicato da organizzazioni palestinesi. Sono stati deliberatamente  distrutti 3000 edifici civili compresi moschee, chiese, ospedali, centri di assistenza dell’ Onu e di distribuzione di acqua ed elettricità, mezzi di soccorso,  producendo  molte migliaia  di sfollati che non potendo  andare da nessuna parte sono per strada».
«La proposta egiziana di tregua è stata unilateralmente accettata da Israele: a Gaza non si vuole una tregua Ssenza il ritiro dle blocco. A Gaza  la gente- continua la nota dell’associaizone palestinese, non vuole più lentamente morire di embargo».
«Israele vuole distruggere  i tunnel da cui passano le armi, ma non dice che i tunnel  sono l’unico modo per gli abitanti di Gaza  di avere materiali per coltivare e per costruire,  per procurarsi adeguate provviste di cibo e medicinali  dato che Israele  controlla  e impedisce l’ingresso di tutto quanto ecceda il livello minimo di sussistenza per quasi 2 milioni di persone».
«A Gaza- conclude la Associazione di amicizia Italia-Palestina-il diritto internazionale è sospeso: nessuno, compresi giornalisti, medici e ambulanze, può muoversi, come è dimostrato dal ritrovamento di oltre 100 corpi solo durante la prima tregua umanitaria,  uno schiaffo al diritto di protezione,  soccorso ed informazione».


 

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