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Una firma per la “difesa” dei più deboli

Una petizione chiederà al Governo di non comprare 131 cacciabombardieri e destinare i fondi risparmiati (tra i 15 e i 20 miliardi) alla garanzia di chi è in difficoltà.

(c.p.) Sabato pomeriggio in corso Zanardelli, nella piazzetta di fronte all’ormai ex Cinema Crocera, i bresciani potranno firmare la petizione, promossa da diverse associazioni (Movimento Nonviolento, Libertà e Giustizia, Gruppo Don Milani sono solo alcune di queste) per chiedere al Governo di non procedere all’acquisto dei 131 cacciabombardieri F35 e destinare i fondi risparmiati (tra i 15 e i 20 miliardi di euro) alla garanzia dei diritti dei più deboli ed allo sviluppo del paese investendo sulla società, l’ambiente, il lavoro e la solidarietà sociale.
“Va rivisto lo stesso concetto di difesa”, ha spiegato Adrisano Moratto del Gruppo Don Milani, “passando da difesa militare a quella sociale. Con 15 miliardi di euro che andranno investiti in un progetto che anche esperti militari americani hanno definito imperfetto per alcuni difetti in questi mezzi, si potrebbero ad esempio costruire 3mila asili nido creando 20mila posti di lavoro, oppure mettere in sicurezza mille scuole e dare indennità di disoccupazione da 700 euro per sei mesi ai precari con reddito inferiore ai 20mila euro”.
E sono solo alcune delle alternative. «Chi sabato firmerà la petizione potrà ‘attaccare’ su un cartonato che raffigurerà uno di questi aerei le proprie idee su come sfruttare al meglio le risorse che si risparmierebbero abbandonando questo progetto”, ha spiegato Marco Maffeis del Movimento Nonviolento. Già diverse amministrazioni comunali hanno presentato un ordine del giorno contro questo acquisto (ad esempio quella di Padova) l’obiettivo per gli organizzatori della raccolta firme è di coinvolgere anche la politica bresciana, ad esempio i 28 Sindaci per la Pace.
“Lo scorso settembre abbiamo inviato una lettera ai senatori e ai deputati bresciani”, ha ricordato Maffeis, “ma nessuno ci ha risposto. Speriamo che sia la gente comune a far sentire la loro voce firmando la petizione”.

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