Corda Molle, Del Bono: “La delibera pasticcio della Provincia è approssimativa e discriminatoria”

Il vicepresidente del consiglio regionale lombardo ha sollevato alcune questioni da lui ritenute problematiche dell'introduzione del pedaggio sulla strada statale, in particolare per quanto riguarda i criteri utilizzati per definire gli aventi diritto alle esenzioni.

Brescia. A pochi giorni dall’accordo tra Provincia e Autovia Padana Spa, Emilio Del Bono, vicepresidente del consiglio regionale lombardo, fa il punto sulla scelta del Broletto di introdurre, a partire dal 1° marzo, il pedaggio sulla Corda Molle. “Una delibera – spiega – che è esempio di approssimazione e discriminazione, un atto politico più che amministrativo”
La storia inizia nei primi anni 2000, con la Provincia a guida Alberto Cavalli, l’assessore di riferimento era Mauro Parolini. “Di per sé la direzione era condivisibile: riqualificare la Strada Provinciale 19 e i collegamenti tra Montichiari e Ospitaletto – commenta Del Bono -. Il tema che si pose è chi avrebbe pagato questo intervento e la risposta la si trova nella documentazione nota. Il Governo Berlusconi e il Ministro dei Lavori pubblici, immagino in accordo con la Provincia, indicarono la soluzione nel pedaggiamento. Tutti gli atti successivi sono stati quindi conseguenti, compresa la firma del Ministro dei Lavori pubblici di dieci anni fa, Graziano Delrio.
È trascorso molto tempo intorno a questa ambiguità, fino a che nel 2024 il ministro ai Lavori Pubblici, Matteo Salvini, è entrato in modo diretto sulla questione, dichiarando che sulla Corda Molle non si sarebbe pagato.
“Questo ha congelato il confronto tra il territorio, il gestore della concessione e il Ministero dei Lavori pubblici -continua Del Bono -. Due anni oggettivamente persi, che avrebbero potuto essere dedicati alla ricerca di una soluzione ponderata e solida”.
Lo scorso 10 febbraio è stata resa ufficiale l’entrata in vigore del pedaggio, delibera che l’ex sindaco di Brescia definisce “un grande pasticcio” con due criticità evidenti. “In primis, l’approssimazione: si è detto che per coprire i costi della gratuità per i residenti dei comuni attraversati dalla direttrice verranno stanziati 3 milioni di euro, 1,5 messi a disposizione da Autovia Padana Spa e 1,5 dalla Provincia di Brescia – aggiunge Del Bono -. Stima che non ha una dettagliata relazione di riferimento che indica quanti passaggi e quanti chilometri percorrono i residenti dei comuni esentati, o parzialmente esentati, sul tratto pedaggiato della Corda Molle. Dove sono questi dati che dovrebbero essere in possesso del concessionario che ha già, credo, avuto modo di monitorare? Altrimenti perché si è indicata quella cifra, ovvero 3 milioni, e soprattutto la si è divisa in 2 (Provincia e Autovia Padana Spa). Una delibera, per quanto di indirizzo, che avrebbe dovuto avere una relazione tecnica di accompagnamento con una certa profondità di dettaglio. Mi chiedo dove si fondi la regolarità tecnica di questo provvedimento”.
Seconda grande debolezza della disposizione adottata dalla Provincia “è la discriminazione – sottolinea Del Bono -. Ci sono cittadini della provincia di Brescia che non pagheranno alcun pedaggio, altri la metà, altri tutto. In base a quali criteri? Molto fragili. Ci sono comuni che sono tecnicamente attraversati ma in nessuna maniera impattati e ci sono comuni che pagheranno integralmente nonostante abbiano effetti pesanti di connessione ed effetti sulla loro mobilità”.
Altra discriminazione è la differenza di trattamento tra le categorie di lavoratori residenti nei comuni esentati. ”Autotrasportatori e artigiani, per esempio, dovranno pagare il pedaggio intero, mentre per gli agenti di commercio sarà gratuita. Qual è la logica? – chiede Del Bono -. Anche da questo punto di vista la delibera è carente. Il rischio di impugnazione di una delibera o di un atto amministrativo conseguente è altissimo. È necessario quindi riaffrontare l’argomento, tornare a parlarne e approfondire il tema in maniera molto più circostanziata e rigorosa. La delibera in questo momento si mostra quindi per quello che è: un atto politico, più che amministrativo, per dare copertura agli inopportuni annunci di gratuità fatti in passato dal ministro Salvini e che tuttavia hanno creato una attesa che ora rischia di lacerare il territorio bresciano, di penalizzare aree vaste e lo stesso mondo delle imprese”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.