Tav Bs-Vr, il progetto richiede nuove modifiche

Martedì il Cipe dovrà integrare nella parte contabile il disegno definitivo ed esecutivo dell'opera. Ma su tutto questo pende anche il Consiglio di Stato.

(red.) Il progetto definitivo ed esecutivo dell’alta velocità Brescia-Verona deve essere modificato. Ma non nella parte tecnica, bensì in quella contabile ed economica. Infatti, è arrivata notizia che martedì 20 febbraio il Cipe – comitato interministeriale per la programmazione economica – dovrà integrare quanto già approvato a luglio per aprire i cantieri da Mazzano a Verona Est, iniziando dalle gallerie fra Lonato e Desenzano. In pratica, il progetto da 2,5 miliardi di euro resterà fermo almeno fino a quando il Cipe non avrà completato l’analisi e le modifiche da apportare, inviando poi il tutto alla Corte dei Conti.

E che non si trattino di cambiamenti sul progetto è lo stesso ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a dirlo. “Le precisazioni richieste attengono in nessun modo a modifiche progettuali, ma sono finalizzate a completare al meglio l’istruttoria e a fornire tutti gli elementi che consentano, quanto prima, la regolare registrazione alla Corte dei Conti. Il Ministero ha già scritto al Cipe per l’inoltro alla Corte dei Conti della stessa delibera con le precisazioni” si legge in una nota. La magistratura contabile a novembre aveva già rimandato la delibera al comitato per chiedere integrazioni e a gennaio, quando la Corte si è trovata di fronte il fascicolo, si pensava al via libera. Invece, sono richieste nuove integrazioni.

Dalle Ferrovie dello Stato non è arrivato alcun commento sulla vicenda, mentre, da quattro anni che se ne parla, ancora la tav resta un rebus. E su questo fronte si aggiunge anche la magistratura amministrativa. Giovedì 15 febbraio il Consiglio di Stato ha discusso i ricorsi presentati dal coordinamento dei comitati No Tav di Brescia e Verona che criticano l’opera per il presunto impatto ambientale che arrecherebbe. Ma si contesta anche la verifica di ottemperanza, diverse presunte lacune e il vincolo di esproprio continuo sui terreni coinvolti dai lavori. In più, il fatto che il progetto definitivo e quello preliminare non sarebbero conformi, il parere negativo del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nessuna soluzione alternativa e l’assenza dell’analisi sul rapporto tra costi e benefici.

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