Morti sul lavoro, 482 vittime nel 2026: Brescia 15esima per incidenza

Nei primi sei mesi dell’anno registrati 14 decessi nella provincia bresciana, con un indice di incidenza del 24,9. La Lombardia resta la regione con più vittime in valore assoluto.

Brescia. Sono 482 le vittime sul lavoro registrate in Italia nei primi sei mesi del 2026.
Un dato in calo del 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma che conferma un quadro ancora preoccupante sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, i decessi sono stati 350 in occasione di lavoro e 132 in itinere, ovvero durante il tragitto casa-lavoro. Sei le regioni che a giugno si trovano in zona rossa per indice di incidenza: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia.
«Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità», commenta il presidente dell’Osservatorio Vega Mauro Rossato. «Le 482 vittime accertate da inizio anno, la presenza di sei regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio confermano che l’emergenza è tutt’altro che superata».

infortuni mortali

Nel quadro nazionale, la provincia di Brescia registra 14 vittime nei primi sei mesi del 2026 e si colloca al 15esimo posto nella graduatoria nazionale per indice di incidenza degli infortuni mortali, con un valore pari a 24,9 decessi ogni milione di occupati.
Un dato superiore alla media nazionale, fissata dall’Osservatorio Vega a 14,5 morti ogni milione di lavoratori, che conferma anche per il territorio bresciano la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema della prevenzione e della sicurezza.
La provincia si inserisce in un contesto regionale particolarmente delicato: la Lombardia è infatti prima in Italia per numero assoluto di vittime in occasione di lavoro, con 53 decessi nei primi sei mesi dell’anno. Seguono Veneto (39), Campania (33), Sicilia (29), Emilia-Romagna e Piemonte (27).

infortunio mortale

L’analisi per fasce d’età evidenzia il rischio più elevato tra gli ultrasessantacinquenni, con un’incidenza di 45 morti ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra 55 e 64 anni (22,8) e quelli tra 15 e 24 anni (14,3).
In termini assoluti, però, la fascia più colpita resta quella tra i 55 e i 64 anni, con 128 vittime su 350 morti in occasione di lavoro.
Rimane forte anche il divario per i lavoratori stranieri. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 133 gli stranieri deceduti per infortuni sul lavoro, di cui 96 durante l’attività lavorativa e 37 in itinere.
L’indice di rischio raggiunge 37,1 morti ogni milione di occupati, contro l’11,8 registrato tra gli italiani: un valore superiore di oltre tre volte.

infortunio mortale trattore Gavardo

I comparti con il maggior numero di vittime restano le Costruzioni, con 59 morti in occasione di lavoro, seguite da Trasporto e magazzinaggio (47) e Attività manifatturiere (41).
Parallelamente cresce il numero complessivo degli infortuni denunciati: al termine di giugno 2026 sono state registrate 315.452 denunce, il 5,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
A livello nazionale, i settori con più segnalazioni sono le attività manifatturiere (33.980), la sanità (18.451), le costruzioni (18.210), il commercio (16.216) e il trasporto e magazzinaggio (16.199).
I dati mostrano dunque un quadro ancora complesso: il calo delle vittime rappresenta un segnale positivo, ma l’incidenza elevata in territori come Brescia e il rischio maggiore per alcune categorie di lavoratori confermano la necessità di proseguire con investimenti in formazione, prevenzione e controlli.

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