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Morti bianche, Brescia è “nera”

Nella nostra provincia il numero più alto di decessi sul lavoro. Sono 22 le vittime registrate nel 2011. Nel settore dell'agricoltura sono state otto sul totale.

(red.) Un anno difficile nel Bresciano per gli infortuni sul lavoro. Il bilancio del 2011 si chiude con 22 vittime, una in più rispetto ai 12 mesi precedenti, e la nostra provincia si attesta nei primi cinque posti, a livello nazionale, per numero di decessi.
Un record nero che la pone anche in vetta, tra le province lombarde, ma non solo. Sul territorio regionale sono stati complessivamente 78 morti sul lavoro nel 2011, dato che, fortunatamente, segna una contrazione del 3,7 % sull’intero 2010, quando i decessi furono 81.
Ma se, complessivamente, per la Lombardia si può valutare il dato con un cauto ottimismo, questo non può avvenire per Brescia e provincia cui va la maglia nera per numero di vittime. Dietro alla nostra provincia, quella di Milano con 15 infortuni mortali, Bergamo con 11, Como con 6 decessi, Mantova con 5.
Numeri che tuttavia, come ricorda Carlo Soricelli dell’Osservatorio indipendente di Bologna, “se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere raddoppiano in quasi tutte le province. Statisticamente muoiono sulle “strade” dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro”.
Oltre alle 22 vittime registrate in terra bresciana, devono aggiungersi anche i lavoratori bresciani morti fuori dai confini provinciali, tre in tutto, deceduti nel Bolognese, a Varese e a Monza-Brianza.
Scorrendo e confrontando i dati dell’Osservatorio bolognese, si può vedere come il Bresciano detenga il record assoluto per morti bianche anche rispetto a tutte le altre regioni italiane. Nessuna provincia, infatti, ha fatto peggio della nostra.
L’anno si è concluso con 663 morti sui luoghi di lavoro e un aumento del 11,61% rispetto al 2010. “Il numero complessivo di vittime”, evidenzia l’Osservatorio, “se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere, è di 1170 morti ( stima minima) contro i 1080 del 2010”.
Le percentuali di vittime nelle varie categorie sono sempre le stesse, con un numero sempre alto di anziani uccisi mentre effettuavano lavori in campagna.
“Gli agricoltori”, sottolinea l’Osservatorio di Bologna, “muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer spesso senza protezioni che si ribaltano. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 138 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono oltre il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Praticamente è morto un agricoltore schiacciato dal trattore ogni 3 giorni”.
Nel Bresciano gli incidenti con il trattore si sono verificati ben otto volte.
Gli incidenti mortali nel settore dell’edilizia sono stati, nel Bresciano, due e altrettanti hanno coinvolto lavoratori bresciani che operavano fuori provincia. A livello nazionale si registrano 172 decessi, pari al 26,60%. Nella maggior parte dei casi gli infortuni mortali sono a seguito di una caduta dall’alto.
Con 74 morti sui luoghi di lavoro gli stranieri sono stati l’11,1% sul totale, e i romeni da soli hanno avuto il 40% di vittime tra gli stranieri. A Brescia sono due le vittime di origine straniera, un operaio albanese di Alessandria, schiacciato dai guard rail in un cantiere a Capo di Ponte, sulla statale 42, e un 32enne di origine nordafricana, morto a Carpenedolo sotto un bancale di ferro da 75 quintali. Un’altra vittima tra gli immigrati residenti nel Bresciano si è registrata a Olone Vimercate, in Brianza: si tratta di un operaio croato di 45 anni, rimasto folgorato.
Il 10,8% delle vittime ha meno di 30 anni. Dai 30 ai 39 il 14,1%. Il 19% dai 40 ai 49. il 18,85% dai 50 ai 59. il 26,2 oltre i 60 anni. Mentre “del 9,8% delle vittime”, spiega Soricelli, “non siamo a conoscenza dell’età”.
“L’industria (comprese le aziende artigianali con meno di 15 dipendenti)”, prosegue il bilancio stilato dall’Osservatorio, “ha già avuto 71 morti con il 10,9,%. A queste vittime occorre aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti ma prestatori di servizi nelle aziende”,
Nel settore dell’autotrasporto i morti sono stati, sul territorio nazionale, 44 (il 6,8%). Nel Bresciano sono state due le vittime registrate in altrettanti incidenti avvenuti a Montichiari e a Borno.
All’appello non mancano nemmeno le lavoratrici, categoria che ha pagato con 15 vittime, nell’anno appena concluso, il proprio tributo sull’altare del lavoro. Nel 2010 erano state 5, un aumento del 200%.
A Brescia non si è registrato nessun decesso nel mondo del lavoro al femminile.
I giovani militari morti in Afghanistan sono stati quest’anno 9 e 44 dall’inizio della missione.
“Moltissimi morti”, spiega Soricelli, “sono dovuti alle condizioni climatiche, soprattutto per le categorie che svolgono i lavori all’aperto quali l’edilizia, l’agricoltura, la manutenzione stradale, l’autotrasporto ecc… per queste categorie con un po’ di buona volontà da parte di tutti è possibile riuscire ad incidere sul fenomeno aumentando la prevenzione ed allarmando le categorie quando ci sono maggiori rischi legate alle condizioni del tempo”.
“E’ già possibile sapere con alcuni giorni d’anticipo quando potrebbe esserci, in determinate province, un aumento delle vittime per questi lavoratori, ed è per questo che siamo a segnalarvi un blog di Meteorologia http://www.prevenzionemeteo.blogspot.com/ che, con la nostra collaborazione, fa previsioni del tempo mirate alla prevenzione dei gravi infortuni sul lavoro per i lavoratori che operano all’aperto quali agricoltori, edili, agenti di commercio ecc. e anche in itinere”.
Questi lavoratori”, sottolinea Soricelli, “spesso rischiano la vita quando vanno o tornano dal lavoro: a causa di turni pesanti in orari dove si dovrebbe dormire. In questi casi le condizioni del tempo sono determinanti”. “Oltre le previsioni del tempo, sempre utili per tutti i lavoratori, il blog segnala quali sono le province più a rischio, situazione che si verifica in particolari condizioni atmosferiche. Nei mesi estivi tutto il Paese ha un rischio molto elevato, ma in alcune giornate i rischi sono maggiori. Molto pericolosi i giorni successivi a periodi persistenti di maltempo. I lavoratori che operano all’aperto, o che sono sulle strade nelle province evidenziate nelle giornate a “rischio medio e alto” dovrebbero prestare la massima attenzione”.
Ma il meteo non serve a spiegare sufficientemente una tragedia che potrebbe essere limitata con una serie di misure politiche atte a contenere il rischio per i lavoratori.
“Che dire”, afferma Soricelli dell’Osservatorio di Bologna, “del Piemonte a guida leghista che ha avuto un incremento delle morti di oltre l’80% rispetto al 2010, con la Provincia di Torino che dopo un calo di morti dalla tragedia della Thyssenkrupp, con 19 morti sui luoghi di lavoro risulta quest’anno la seconda per numero di morti in Italia?” “E”, aggiunge il blogger, “della provincia di Brescia a guida leghista dei “vicini al territorio” che si distingue per avere da anni il più alto numero di morti sui luoghi di lavoro?”
“Nelle imprese dov’è presente un delegato alla “sicurezza” e il sindacato”, sottolinea l’Osservatorio bolognese, “le vittime si contano sulle dita di una mano nonostante i lavoratori occupati siano milioni. E questo qualcosa vorrà pur dire. Poi le stesse imprese, per risparmiare, chiamano artigiani poco qualificati sulla “sicurezza” a fare lavori estranei al processo produttivo e che registrano in quest’ ambito tantissimi morti, non controllando neppure se ci sono lavoratori in nero o in grigio”.

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