Lavoro, a Brescia le imprese cercano personale ma i giovani restano fuori
Il 90% delle aziende manifatturiere incontra difficoltà nel trovare lavoratori. Nel 2024 erano ancora 16.742 i giovani bresciani che non studiavano né lavoravano, i cosiddetti "Neet".
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Brescia. Da una parte le aziende che faticano a trovare lavoratori e competenze adeguate, dall’altra migliaia di giovani che restano ai margini del mercato. È il paradosso che attraversa il mondo del lavoro bresciano, dove il mismatch tra domanda e offerta rischia di trasformarsi in un freno sempre più pesante per la crescita.
Il fenomeno emerge con chiarezza dall’ultima analisi del Centro Studi di Confindustria Brescia, realizzata su 284 imprese manifatturiere che complessivamente occupano oltre 28 mila persone. Tra le aziende che hanno cercato nuovo personale, il 90% ha incontrato difficoltà nel reperimento.
La carenza riguarda soprattutto gli operai specializzati: il 92% delle imprese alla ricerca di queste figure segnala problemi. Seguono le professioni tecniche, con l’89%, i conduttori di impianti e conducenti di veicoli, con l’88%, e le professioni intellettuali, scientifiche e altamente specializzate, con l’82%.
Non si tratta però soltanto di una questione numerica. In molti casi le imprese devono fare i conti contemporaneamente con la scarsità di candidati e con una preparazione non del tutto coerente con le esigenze produttive. È così per il 63% delle aziende che cercano conduttori di impianti e conducenti di veicoli, mentre la stessa difficoltà riguarda il 60% delle imprese alla ricerca di operai e artigiani specializzati e il 56% di quelle che cercano professionisti tecnici.
A complicare il quadro c’è l’altro lato della fotografia: quello dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.
Anche in questo caso Brescia ha registrato un miglioramento significativo. Il tasso è passato dal 13,9% del 2018 all’8,5% del 2024. In termini assoluti, i giovani in questa condizione sono scesi dai 25.921 del 2018 ai 16.742 del 2024: oltre 9 mila in meno in sei anni.
Il problema, tuttavia, resta rilevante, soprattutto in una fase caratterizzata dall‘inverno demografico. La popolazione in età lavorativa tende a ridursi proprio mentre le imprese hanno bisogno di nuove professionalità. Riportare i giovani inattivi verso la formazione e l’occupazione diventa quindi non soltanto una priorità sociale, ma anche una necessità per il sistema economico.
Una delle chiavi per ridurre il divario passa dalla formazione tecnica. Eppure anche su questo fronte l’indagine di Confindustria Brescia evidenzia un margine ancora ampio da colmare.
Soltanto il 52% delle imprese manifatturiere coinvolte dichiara di conoscere gli Its Academy, percorsi nati proprio per preparare tecnici con competenze immediatamente spendibili nel mondo produttivo. Ancora più limitata è la presenza dei diplomati Its nelle aziende: appena il 18% delle imprese ne ha almeno uno in organico.
E anche quando vengono assunti, il riconoscimento contrattuale resta spesso allineato a quello di un diplomato tradizionale: soltanto il 3% delle aziende che hanno inserito diplomati Its ha previsto un inquadramento superiore.
Il problema, dunque, non è semplicemente quello di aumentare il numero degli ingressi nel mercato del lavoro. La sfida per Brescia è costruire un collegamento più efficace tra giovani, formazione e imprese, così da trasformare una platea ancora significativa di potenziali lavoratori in una risorsa concreta per un sistema produttivo che, soprattutto nella manifattura, continua ad avere bisogno di personale qualificato.








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