Energia, stangata da 1,75 miliardi per la manifattura bresciana

Il nuovo caro gas ed elettricità fa lievitare le previsioni del Centro Studi di Confindustria Brescia. Nel 2026 la bolletta dell’industria crescerà del 38% rispetto allo scorso anno.

Brescia. La nuova fiammata dei prezzi dell’energia rischia di presentare alla manifattura bresciana un conto sempre più pesante. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spinto nuovamente verso l’alto le quotazioni di gas ed elettricità, inducendo il Centro Studi di Confindustria Brescia a rivedere al rialzo le stime sulla spesa energetica delle imprese della provincia.
Per il 2026 il costo complessivo di gas ed elettricità è ora stimato in 1,752 miliardi di euro, quasi 300 milioni in più
rispetto agli 1,464 miliardi previsti appena lo scorso luglio in occasione del 50esimo anniversario di Scenari & Tendenze.
L’aggiornamento delle stime equivale a un aumento vicino al 20% in poche settimane e, fatta eccezione per il picco eccezionale del 2022 seguito alla guerra in Ucraina, porta la bolletta energetica dell’industria bresciana su un nuovo massimo storico.
Il confronto con il 2025 è altrettanto significativo: lo scorso anno la spesa si era attestata intorno a 1,27 miliardi di euro, con un incremento prospettico superiore al 38%. Rispetto invece al biennio precedente alla pandemia, il costo dell’energia risulta oggi più alto di circa il 167%.

Confindustria Brescia

A fotografare la nuova tensione sui mercati è anche l’andamento del Pun, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Questa settimana ha raggiunto quota 212 euro per MWh, superando anche il picco registrato il 5 agosto e tornando su valori che non si vedevano dalla fine del 2022.
La crescita è stata progressiva: 119 euro a maggio, 132 a giugno, 157 a luglio e 180 ad agosto, fino alla nuova accelerazione.
Per il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, il problema non può essere considerato superato soltanto perché i prezzi sono inferiori rispetto all’emergenza del 2022. Il costo dell’energia, osserva, resta infatti molto più elevato rispetto ai principali competitor europei.
Per un territorio caratterizzato dalla presenza di siderurgia, metallurgia e numerose filiere manifatturiere ad alta intensità energetica, il tema assume una dimensione particolarmente rilevante.
Le stime nazionali sui settori gas intensive indicano, a prezzi invariati, possibili aumenti annui del 133% per il gas e dell’87% per l’elettricità. Per la siderurgia bresciana, entro la fine dell’anno potrebbero arrivare ulteriori rincari nell’ordine del 15-20% sul gas e del 30-40% sull’energia elettrica.
Ma secondo Streparava sarebbe riduttivo limitare l’emergenza alle sole grandi aziende energivore. Il costo dell’energia pesa infatti sull’intero sistema produttivo, dalle grandi imprese alle Pmi e agli artigiani, con ricadute indirette anche sui consumi delle famiglie.
Da Confindustria Brescia arriva quindi la richiesta di superare gli interventi occasionali e affrontare il problema in modo strutturale, soprattutto a livello europeo.
Tra le priorità indicate dagli industriali ci sono il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas, la revisione del meccanismo Ets e delle componenti di costo legate alle emissioni, oltre a una diversa regolamentazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Un altro nodo riguarda proprio il rapporto tra rinnovabili e costi della CO2: secondo Streparava, non avrebbe senso trasferire sul prezzo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili oneri legati a emissioni che quelle stesse fonti non producono.
Di fronte alla nuova emergenza, le aziende stanno cercando anche soluzioni autonome, aumentando gli investimenti nella produzione di energia.
Il fotovoltaico rappresenta una delle principali risposte: molte imprese stanno destinando milioni di euro agli impianti non tanto per ottenere un vantaggio competitivo, quanto per ridurre l’impatto della bolletta.
Resta però il problema dei tempi di connessione alla rete. In alcuni casi, denunciano gli industriali, dopo aver sostenuto gli investimenti le aziende sono costrette ad attendere anche un anno per l’allacciamento.
La crisi legata a Hormuz ha così riacceso una questione che a Brescia non era mai realmente scomparsa. I 1,752 miliardi di euro stimati per la bolletta energetica del 2026 non rappresentano soltanto l’effetto di una nuova tensione geopolitica, ma anche il peso di una vulnerabilità strutturale che continua a incidere sulla competitività della manifattura.
Per questo, la richiesta degli industriali è di intervenire su più livelli: alcune risposte possono arrivare dall’Italia, ma la partita principale resta quella europea.

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