Ex Ilva, manifestazione d’interesse di Federacciai con 14 imprese: metà sono bresciane

Ufficializzato il passo della federazione siderurgica per l'acquisizione del gruppo Acciaierie d'Italia: ecco quali sono i sette colossi di Brescia schierati in prima linea per rilevare gli impianti.

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Taranto. Federacciai ha presentato ufficialmente una manifestazione d’interesse per l’acquisizione degli stabilimenti del gruppo ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia), concretizzando una mossa strategica lungamente preannunciata dal presidente Antonio Gozzi. L’iniziativa non vede coinvolta la sola associazione di categoria, ma è sostenuta direttamente da 14 importanti realtà del settore siderurgico nazionale.
Al centro di questa cordata tricolore spiccano le aziende della provincia di Brescia, capitale storica dell’acciaio europeo, che esprime esattamente la metà delle aziende partecipanti: sono infatti sette i gruppi bresciani pronti a scommettere sul rilancio della filiera, uniti dalla necessità di mettere in sicurezza l’approvvigionamento manifatturiero del Paese.
Il perimetro dell’operazione: focus sulla trasformazione industriale
La proposta d’acquisto copre l’intera rete degli stabilimenti del gruppo (inclusi i poli strategici di Genova, Novi Ligure e Racconigi), ma si muove su un binario industriale ben definito. La manifestazione d’interesse esclude esplicitamente l’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
Questa scelta è legata al blocco e alla chiusura della stessa area a caldo imposti dalla Corte d’Appello di Milano a causa del superamento dei limiti di emissioni e della presenza di amianto. Sebbene i commissari straordinari abbiano presentato ricorso in Cassazione, la cordata guidata da Federacciai ha preferito focalizzarsi sulla continuità dell’area a freddo e degli impianti di trasformazione, mitigando i rischi ambientali e legali immediati e puntando a salvaguardare la catena del valore dell’acciaio italiano.
Le sette sorelle bresciane in prima linea
Il coinvolgimento del territorio bresciano non è solo simbolico, ma sposta l’asse delle competenze tecniche e della solidità finanziaria dell’intera operazione. Le sette aziende bresciane firmatarie rappresentano l’eccellenza nei settori dei prodotti lunghi, degli acciai speciali, della deformazione e dell’impiantistica avanzata.
Alfa Acciai: leader nei prodotti per il cemento armato e la carpenteria, porta in dote una radicata cultura della sostenibilità legata al riciclo del rottame tramite forno elettrico.
Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext): realtà d’avanguardia specializzata nella produzione di acciai speciali e legati ad altissimo valore tecnologico per l’industria energetica e meccanica.
Duferco: player internazionale con forti radici nel bresciano (Duferco Travi e Profilati), fondamentale per le competenze sui laminati lunghi e le travi strutturali destinati alle infrastrutture.
Feralpi Siderurgica: uno dei maggiori gruppi siderurgici in Europa, fortemente orientato alla decarbonizzazione, all’economia circolare e all’internazionalizzazione dei mercati.
Ferriera Valsabbia: solida realtà industriale specializzata nella produzione di tondo per cemento armato, focalizzata sull’efficienza dei processi produttivi e della logistica.
Lucchini RS Holding: colosso di Lovere con forti connessioni industriali e storiche nel bresciano, punto di riferimento mondiale nel settore dei componenti ferroviari ad alta precisione (ruote, assili e sale montate) e dei fucinati complessi.
Ori Martin: eccellenza storica situata nel cuore di Brescia, specializzata in acciai speciali per l’automotive e la bulloneria, rinomata per l’integrazione tecnologica e il teleriscaldamento urbano basato sul recupero termico industriale.
Gli altri attori della cordata nazionale
Accanto al blocco bresciano, la manifestazione d’interesse vede la partecipazione di altri pesi massimi dell’acciaio italiano che completano il gruppo dei 14 firmatari: Acciaieria Arvedi (leader nei prodotti piani a caldo e a freddo), Marcegaglia Carbon Steel (principale trasformatore europeo), ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaierie Venete (realtà fortemente presente anche con asset produttivi nel bresciano), AFV Acciaierie Beltrame, Compagnia Siderurgica Italiana, Rubiera Special Steel.
Il perimetro dell’offerta: focus totale sul freddo
L’aspetto più rilevante dell’offerta riguarda la netta separazione tra le aree produttive del sito di Taranto.
Cosa include: tutto il comparto che si trova a valle delle bramme, compresi i laminatoi a caldo, l’area a freddo e gli impianti di finitura e trasformazione.
Cosa esclude: Gli altiforni e le acciaierie a colata continua (la cosiddetta area a caldo). Come dichiarato dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, l’industria italiana si concentra esclusivamente sulla trasformazione, lasciando fuori la produzione primaria di acciaio da carbone, colpita dai blocchi giudiziari.
Prospettive e sfide future
L’ingresso formale di Federacciai e dei suoi associati segna un punto di svolta per il destino dell’ex Ilva. L’obiettivo della cordata italiana è duplice: scongiurare una pesante crisi d’approvvigionamento per l’intera manifattura nazionale e avviare un piano di riconversione che metta in sicurezza i posti di lavoro della filiera a valle.
Il confronto si sposta ora sul tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e dei commissari straordinari, che dovranno valutare la solidità del piano industriale italiano in concomitanza con le manifestazioni d’interesse giunte dai gruppi internazionali. Con questa mossa, il sistema Brescia riafferma la propria centralità geopolitica e industriale, proponendosi come garante della transizione ecologica e produttiva dell’acciaio nazionale.

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