Nucleare e acciaio green: Brescia si candida per i mini reattori
Il tema del ritorno dell’energia atomica entra nel dibattito industriale lombardo. Federacciai e Confindustria indicano Brescia come possibile hub per gli Smr.
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Brescia. Il distretto siderurgico bresciano guarda al nucleare di nuova generazione come possibile leva strategica per garantire competitività industriale e sicurezza energetica.
Il tema è tornato al centro del confronto nazionale durante l’assemblea di Confindustria a Roma, dove il Governo ha confermato l’intenzione di accelerare sul ritorno dell’atomo attraverso i piccoli reattori modulari Smr.
A rilanciare la prospettiva è stato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che ha indicato proprio Brescia tra i territori potenzialmente più adatti ad accogliere impianti da 200 megawatt grazie alla presenza di grandi acciaierie e ampie aree industriali.
Secondo il mondo siderurgico, il tema dell’energia rappresenta ormai uno dei principali fattori di competitività per la manifattura italiana, soprattutto in settori energivori come la siderurgia e i data center, destinati a incrementare ulteriormente i consumi elettrici nei prossimi anni.
Il riferimento a Brescia non è casuale: il territorio è uno dei principali poli produttivi italiani e da tempo affronta il problema dei costi energetici come elemento determinante nella concorrenza internazionale. In questo quadro, gli Smr vengono considerati da una parte dell’industria una possibile risposta alla volatilità dei prezzi e alla necessità di assicurare continuità produttiva alle imprese.
Lo stesso Gozzi ha comunque evidenziato come i tempi per arrivare ai primi impianti siano ancora lunghi, stimando un orizzonte di circa dieci anni. L’ipotesi allo studio è quella di integrare nucleare di nuova generazione ed energie rinnovabili, attraverso forme consortili tra aziende siderurgiche in grado di garantire una produzione di acciaio a basse emissioni.
L’obiettivo indicato dal comparto industriale è costruire una filiera capace di coniugare sostenibilità ambientale, autonomia energetica e riduzione della dipendenza dalle importazioni. Un percorso che si inserisce anche nelle strategie europee di decarbonizzazione e nelle nuove regole dell’Unione Europea per le produzioni ad alto impatto energetico.
Resta però aperto il tema del consenso pubblico. Lo stesso presidente di Federacciai ha richiamato la necessità di una forte campagna di comunicazione per superare le resistenze dell’opinione pubblica nei confronti del nucleare, tema tornato centrale anche nell’agenda del Governo guidato da Giorgia Meloni.
Nel dibattito è intervenuto anche Giuseppe Pasini, numero uno di Confindustria Lombardia, che ha collegato il tema energetico alla competitività europea e alla necessità di rafforzare la sovranità industriale. Pasini ha chiesto misure strutturali sul fronte dell’energia, un mercato unico europeo privo di squilibri e una maggiore collaborazione tra imprese e istituzioni, indicando nelle filiere produttive e nell’innovazione tecnologica gli strumenti per colmare il ritardo italiano sull’intelligenza artificiale.
Sul fronte politico, alla Camera è intervenuto anche il deputato bresciano di Forza Italia Maurizio Casasco durante la discussione sul ddl 2669 dedicato al nucleare. Casasco ha sostenuto la necessità di sviluppare Smr e reattori avanzati Amr per rafforzare l’autonomia energetica nazionale e sostenere la competitività del sistema industriale italiano, sottolineando come la futura crescita dei consumi legata a intelligenza artificiale e data center renda insufficiente il solo contributo delle energie rinnovabili.








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