Brescia, industria in crescita (+3,5%), ma pesa l’incognita Medio Oriente

Nel primo trimestre 2026 aumento della produzione manifatturiera, ma le imprese temono la crisi in Medio Oriente. Confindustria: «Resta forte incertezza su costi, export e stabilità dei mercati».

Brescia. Nei primi tre mesi del 2026 la produzione industriale della provincia di Brescia registra una crescita del +3,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il trend positivo già avviato nell’ultimo trimestre dell’anno precedente. Il dato emerge dall’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia.
Nel confronto con il trimestre precedente si osserva un incremento più contenuto (+1,3%), mentre il tasso acquisito per l’intero 2026 si attesta al +2,3%.
A livello di settore, le performance migliori arrivano da chimica, gomma e plastica, metallurgia e alimentare, mentre risultano più deboli meccanica e sistema moda.

inustria Brescia i trimestre 2026

Il quadro positivo della produzione si accompagna però a un forte clima di incertezza. Secondo il focus dedicato al conflitto in Medio Oriente, il 55% delle imprese bresciane teme ricadute sulla propria attività, e circa un terzo prevede effetti gravi e duraturi. Le principali criticità riguardano l’aumento dei costi di energia, materie prime e trasporti.
«Il dato positivo della produzione industriale nel 1° trimestre 2026 non va di pari passo, purtroppo, con quella che in questo momento è la reale situazione vissuta dal nostro sistema produttivo», le parole di Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia. «Le preoccupazioni delle aziende bresciane riguardano oggi, più che l’impatto immediato del rincaro degli input energetici, la durata della crisi che, se prolungata, rischierebbe, tra l’altro, di rendere ancora più costosi i trasporti internazionali, sempre più difficili gli scambi con i Paesi coinvolti nella guerra, oltre alle inevitabili ricadute sulla fiducia degli operatori economici e sulla bolletta energetica di imprese e famiglie, già notevolmente cresciuta in questi anni. A tali fattori si aggiungono poi le conseguenze provocate dalla politica protezionistica avviata dagli Stati Uniti, che ha determinato importanti correzioni nei flussi commerciali tra le varie economie».
Nonostante il contesto incerto, il ricorso alla cassa integrazione resta stabile e non si registrano segnali di particolari tensioni occupazionali.
Infine, nonostante il quadro di forte incertezza, la quasi totalità delle imprese (86%) esclude l’ipotesi di riorganizzazione o riallocazione della produzione. Tuttavia, il saldo tra imprese ottimiste e pessimiste si riduce sensibilmente rispetto alla fine del 2025, segnalando un rallentamento delle aspettative per i prossimi mesi.

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