Brescia gigante d’Europa: è ufficialmente il secondo polo industriale del continente (superata solo dalla Germania)

Un risultato clamoroso: la nostra provincia supera Vicenza, Bergamo e Modena e si piazza sul podio europeo per valore manifatturiero. Ma c'è un paradosso: le fabbriche producono miliardi, ma gli operai diminuiscono. Ecco cosa sta succedendo.

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BRESCIA – C’è una classifica che vale più di mille parole e che incorona Brescia come una delle capitali economiche d’Europa. Non è una questione di opinioni, ma di numeri: la nostra provincia si conferma al 2° posto assoluto in Europa tra le aree “superspecializzate” nella manifattura.

Un risultato straordinario che vede Brescia (con 13,8 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2022) arrendersi solo alla potenza tedesca di Böblingen (la casa di giganti come Mercedes-Benz e IBM), ma staccare nettamente le “cugine” italiane come Vicenza, Bergamo, Modena e Treviso.

Il “Miracolo” Bresciano: produrre di più con meno persone

I dati svelano però una trasformazione profonda, quasi un paradosso virtuoso. Se da un lato Brescia resta una macchina da guerra industriale, dall’altro il suo volto sta cambiando.

Meno tute blu: Dal 2001 a oggi, gli addetti nelle fabbriche sono scesi di oltre 20 mila unità (da 176 mila a 155 mila).

Più ricchezza: Nonostante il calo di personale, il valore aggiunto prodotto dall’industria resta altissimo (14,7 miliardi nel 2024), rappresentando il 30% della ricchezza totale del territorio.

Cosa significa? Che l’industria bresciana è diventata più tecnologica, più efficiente e più specializzata. Si produce valore con macchinari avanzati e competenze alte, più che con la sola forza lavoro numerica.

Il boom dei servizi: Brescia cambia pelle

Mentre l’industria si consolida, il resto dell’economia corre. Il settore privato non agricolo ha visto un boom di occupati (+14,1% dal 2001), spinto dalla crescita del terziario (servizi). Brescia, insomma, non è più solo fabbriche: è sempre più un hub di servizi avanzati.

Un’isola felice (rispetto all’Italia)

Il confronto con il resto del Paese è impietoso (in senso positivo per noi). Brescia mantiene una vocazione industriale che altrove è svanita:

Addetti all’industria: A Brescia sono il 32% del totale, contro il 23% della Lombardia e il 21% dell’Italia.

Pil industriale: L’industria genera il 30% della ricchezza bresciana, mentre in Lombardia si ferma al 20% e in Italia al 19%.

In sintesi: l’Europa ci guarda con invidia, l’Italia ci prende a modello. Brescia si conferma il motore instancabile che, pur cambiando ingranaggi, continua a trainare l’economia.

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