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Il Musil avrà la sua sede, assicurano in Loggia, anche se dopo il 2023

Il Comune di Brescia si occuperà della realizzazione del contenitore, per un valore di 12 milioni di euro. L'allestimento ne costerà altri 4,3 e sarà a carico della Fondazione.

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(red.) La sede centrale del Musil si farà, informa una nota del comune di Brescia. Certo, data la situazione non sarà pronta in tempo per il 2023, quando la città sarà, con Bergamo, la Capitale italiana della Cultura. L’impegno comunque è stato rilanciato durante la riunione del collegio di vigilanza, che si è svolta giovedì pomeriggio. Un incontropropositivo, che è servito a definire una serie di elementi e a far emergere la volontà dei firmatari dell’accordo di programma del 2005 di completare e consolidare il sistema Musil, sotto l’impulso e la regia di Regione Lombardia e, in particolare, dell’assessore all’Autonomia e Cultura, Stefano Bruno Galli, il quale fa pressioni perché si riesca ad aprire almeno una piccola parte del museo entro il 2023.
È stato condiviso e definito il costo dell’allestimento, 4,3 milioni di euro, che sarà coperto da Fondazione Musil utilizzando le risorse disponibili e previste a suo tempo.

Sulla sede di Rodengo, che rischia lo sfratto, si è ritenuto opportuno che vada mantenuta nel sistema del museo diffuso, di cui fa parte, oltre alla sede centrale di Brescia, anche Cedegolo.
Si procederà quindi a una opportuna negoziazione con la proprietà della sede, finalizzata possibilmente alla locazione con riscatto dell’immobile.

Tra le priorità dei prossimi mesi c’è l’aggiornamento dell’accordo di programma, previsto per l’inizio dell’autunno, al fine di fotografare e consolidare la situazione attuale, definendo gli impegni condivisi. Tra i firmatari ci sarà anche Confindustria, con la quale è già iniziata una serrata interlocuzione.
Come noto, il Comune si occuperà della realizzazione del contenitore della sede centrale, per un valore di 12 milioni di euro, gli altri firmatari si faranno carico della progettazione dell’allestimento e del tema della gestione, quindi anche dell’equilibrio finanziario complessivo in base agli impegni che emergeranno dalla ridefinizione dell’accordo di programma.
Resta il fatto che, tra due anni, Brescia diventerà una Capitale della Cultura senza il Museo dell’Industria e del lavoro.

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