Palazzolo, la Procura apre un nuovo fascicolo sulla Comunità Shalom

Presentato un esposto per presunti maltrattamenti dopo l'inchiesta sotto copertura realizzata da Fanpage.it all'interno della struttura. La responsabile suor Rosalina Ravasio annuncia sui social una class action «a difesa della comunità e a tutela contro tutti coloro che hanno favorito la menzogna di questa “costruzione”».

Palazzolo sull’Oglio. La comunità di recuper Shalom di Palazolo sull’Oglio (Brescia) torna sotto il faro della procura di Brescia, dopo il processo che vide l’assoluzione di massa, tra il 2018 e il 2019, dei 42 imputati, tra cui anche la fondatrice della struttura, suor Rosalina Ravasio, accusati di sequestro di persona e di maltrattamenti.
Fanpage.it, come riportato anche da QuiBrescia.it ha effettuato un’inchiesta, sotto copertura, nella quale una giornalista si è finta aspirante volontaria per poter accedere alla comunità, documentando, con foto e filmati, la realtà all’interno della realtà in cui vengono ospitate 250 persone, di cui molti minorenni, con problematiche di diversa natura (tossicodipendenza, problemi comportamentali, malattie psichiatriche). Un nuovo fascicolo è stato aperto dopo l’esposto presentato in Procura per presunti maltrattamenti.
Il Partito democratico, dopo la messa in onda dell’inchiesta di Fanpage.it ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministero della Salute per «fare chiarezza» sulla vicenda.

Dal canto suo la comunità si difende, ancora una volta, dalle accuse e la responsabile, suor Rosalina Ravasio, sulla pagina Facebook della comunità, ha annunciato la costituzione di una class action «a difesa della comunità e a tutela contro tutti coloro che hanno favorito la menzogna di questa “costruzione”».
La religiosa, fondatrice della struttura, va all’attacco delle modalità con cui il presunto scoop di Fanpage.it, andato in onda su La7 nella trasmissione Piazza Pulita sarebbe stato realizzato, ovvero attraverso la «menzogna» di una “copertura giornalistica”, stigmatizzando la costruzione di un racconto che, secondo suor Rosalina, sarebbe all’opposto di quanto avviene in realtà nella comunità terapeutica dove sono accolte persone affette da gravissimi problemi, le cui famiglie, quando ci sono, non sono in grado di occuparsene.
La suora ritorna poi in particolare sul caso della presunta punizione della carriola, citata nell’inchiesta: «La “dolce fanciulla” G. D. (la giornalista sotto copertura, ndr.), si “scandalizza” perché una ragazza affetta da gravissimi disturbi psichici, con anomalie della condotta consistenti in gravi agiti autolesionistici, discontrollo degli impulsi con urla improvvise e immotivate (certificati dai più grandi luminari nazionali e internazionali, trattandosi di una famiglia economicamente molto agiata), viene ripresa mentre porta una carriola, al fine di stancarla per darle sia la possibilità di dormire la notte, evitando di dover agire farmacologicamente, sia di stemperare la tensione interiore e i suoi impulsi violenti e agiti autolesivi». Suor Rosalina stigmatizza anche la messa in onda di immagini e interviste “rubate” agli ospiti della comunità, in spregio alla riservatezza e alla tutela delle persone coinvolte.
«La nostra realtà- afferma ancora la religiosa- totalmente gratuita, sia per i familiari degli ospiti che per lo Stato, e con oltre duemila volontari, suscita molte invidie e gelosie. Talora, infatti, siamo oggetto di cattiverie, soprattutto da parte coloro che vengono messi alla porta per la loro ambiguità personale ed etica e per l’utilizzo volutamente strumentale della Comunità, al fine dell’ottenimento di vantaggi secondari e di immagine sociale».

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