Molestie all’adunata Alpini: chiesta archiviazione indagine

Difficile identificare i colpevoli. Delle numerose segnalazioni arrivate a "Non una di meno" solo una è stata formalizzata. L'Ana: «Si sparano sentenze senza avere alcuna prova e poi non si ha neanche il coraggio di chiedere scusa».

Brescia. La Procura della Repubblica di Rimini ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulle molestie denunciate da una ventiseienne durante l’adunata degli alpini, lo scorso maggio, a Rimini.
Lo ha confermato il procuratore capo, Elisabetta Melotti.
Alla base della richiesta della procura ci sarebbe la non identificazione, a due mesi dai fatti, dei presunti autori delle molestie. Una identificazione resa difficile sia per la presenza numerosa di persone nello stesso luogo sia per la copertura solo parziale delle telecamere di sorveglianza della zona.

Gli autori dei fatti sono quindi rimasti ignoti, e nonostante le numerose segnalazioni divulgate in rete da alcune associazioni, soltanto una era stata formalizzata dai carabinieri. Inoltre l’unica testimone oculare, amica della giovane che ha denunciato le violenze, non sarebbe stata in grado di riferire particolari utili all’identificazione dei presunti molestatori.

Secondo le ricostruzioni fornite dalla vittima ai carabinieri immediatamente dopo i fatti, e poi con denuncia querela presentata tramite legale, la giovane mentre si trovava a passare attraverso un gruppo di alpini sarebbe stata strattonata e attirata verso un gruppo di uomini con frasi sessualmente allusive, subendo quello che viene chiamato “catcalling”.
Il reato per cui la Procura ha indagato è quello di molestie. La ragazza aveva denunciato questo comportamento anche attraverso i social, e il suo appello era stato raccolto dall’associazione ‘Non una di meno’ di Rimini, che nei prossimi giorni depositerà 170 memorie di episodi simili avvenuti durante l’adunata che a maggio ha portato in Riviera oltre 400mila alpini. Ora sulla richiesta si pronuncerà il Gip.
Una vicenda su cui si erano espresse anche le sezioni bresciane dell’Ana, rigettando al mittente le accuse, ma affermando anche che, chi si fosse reso responsabile di questi comportamenti sarebbe stato espulso dall’associazione.

«Con grande amarezza dico che invece di generalizzare su un’intera associazione che ha dimostrato in tutti questi anni i suoi valori e i suoi ideali bisognerebbe essere più cauti. Invece, purtroppo, si sparano sentenze senza avere alcuna prova e poi non si ha neanche il coraggio di chiedere scusa», ha detto all’Adnkronos il presidente dell’Ana, l’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, commentando “amareggiato” la decisione della procura di Rimini.

La notizia della richiesta di archiviazione, non cancella con un colpo di spugna le decine e decine di segnalazioni ricevute dall’associazione “Non una di meno”, che ha ricevuto 170 testimonianze, con oltre 500 episodi di molestie. L’azione dell’associazione non si ferma davanti alla richiesta del pm, e tutto il materiale raccolto con l’aiuto di una avvocatessa, e che dovrà essere depositato in Procura nei prossimi giorni, servirà a ricostruire quello che è realmente successo alla 93esima Adunata Nazionale degli Alpini.

«Nessuno deve chiedere scusa, ma gli Alpini devono fare un’autocritica e domandarsi se non ci sia qualcosa da cambiare all’interno della loro organizzazione o nella loro mentalità. Non vogliamo delle scuse, non vogliamo niente, ma non abbiamo nulla di cui scusarci. Vogliamo cambiare il mondo, è diverso», ha detto un’attivista del gruppo femminista.

 

 

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