Temù, una buca nel bosco per seppellire Laura Ziliani

La fossa, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto essere la prima "tomba" per la ex vigilessa, trovata morta l'8 agosto nei pressi della pista ciclabile della cittadina camuna.

Temù. Una fossa scavata nel bosco, non lontano dal luogo in cui l’ondata del fiume Oglio portò in superficie il corpo parzialmente mummificato di Laura Ziliani, la ex vigilessa 55enne di Temù (Brescia) trovata morta dopo tre mesi dalla scomparsa, avvenuta l’8 maggio del 2021 nel paese camuno.
Lo riferisce Il Giornale di Brescia.

Secondo quanto emerge dagli atti della Procura, che ha chiuso le indagini sulla morte della donna, per il cui omicidio sono finiti in carcere, nel settembre scorso, due delle figlie, Silvia e Paola Zani e il fidanzato della maggiore, Mirto Milani, si sarebbe trattato del luogo in cui il “trio criminale”, così come è stato definito dagli inquirenti, avrebbe voluto seppellire la donna. O dove, forse, era stata inizialmente sotterrata.

Una buca non troppo profonda e nemmeno lunga, individuata dai carabinieri già nei giorni successivi all’arresto del terzetto.
Probabilmente il piano sfumò perchè non c’era sufficiente materiale per coprire il corpo della ex vigilessa, inumato, secondo chi indaga, la notte procedente alla denuncia di scomparsa da parte delle figlie che, con la complicità di Milani avrebbero prima stordito la 55enne con psicofarmaci, quindi, quando non era più in grado di reagire, soffocata.

La donna venne ritrovata a tre mesi esatti dalla scomparsa, nei pressi della pista ciclabile che corre a fianco del fiume Oglio, senza vestiti, con indosso solamente la biancheria intima.
Secondo le indagini, i cellulari di Silvia, Paola e Mirto, quella notte, agganciarono la stessa cella, poi, però, il telefonino dell’uomo rimase spento per diverse ore.
A breve scadranno i termini perchè i tre indagati possano rilasciare una memoria difensiva, prima che si vada a processo. L’accusa, per tutti e tre, è di omicidio premeditato ed occultamento di cadavere. Finora il “trio criminale” ha mantenuto la linea del silenzio.

 

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