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Temù, Laura Ziliani “sepolta lì dove è stata ritrovata”

Ne sarebbero convinti gli inquirenti sulla base degli esiti dell'autopsia effettuata sul corpo della donna, ritrovata cadavere a tre mesi dalla scomparsa e per la cui morte sono finiti in cella due figlie e il fidanzato di una di queste.

(red.) Secondo il medico legale che ha stilato la relazione finale dell’autopsia sul corpo di Laura Ziliani, la ex vigilessa di Temù (Brescia), scomparsa di casa l’8 maggio del 2021 e ritrovata cadavere tre mesi dopo lungo le sponde dell’Oglio, sarebbe stata stordita e poi soffocata.
Per gli inquirenti che indagano sulla tragica vicenda, per la quale sono finite in carcere tre persone, due figlie della donna e il fidanzato di una di queste, il corpo sarebbe stato seppellito nel medesimo luogo in cui è poi riaffiorato, dopo la piena del fiume.
Il cadavere dunque, che al momento del rinvenimento appariva, sebbene fossero trascorsi 90 giorni, in buone condizioni, senza segni lasciati nè dagli eventi atmosferici, nè del passaggio di animali selvatici, non sarebbe stato spostato e successivamente sepolto lungo la ciclabile del paese. Ne sono convinti gli inquirenti anche sulla base delle rilevanze emerse dall’esame autoptico.
L’ora del decesso viene fissata tra le 22 circa di venerdì 7 maggio e le 12 dell’8 maggio, giorno in cui venne fatta denuncia di scomparsa dalle figlie, per il mancato rientro della madre da una passeggiata (presunta) che la 55enne avrebbe compiuto in montagna.
A determinare il lasso temporale della morte i resti di cibo trovati nello stomaco dell’ex vigilessa.
Lo stato di conservazione del cadavere sarebbe dovuto, secondo il patologo, al fatto che è rimasto sepolto sotto terra e sabbia e che sarebbe emerso solo tre giorni prima del rinvenimento, probabilmente a causa dell’esondazione del fiume. Ad indicarlo la presenza di alcune larve trovate sul corpo, insetti che si sono sviluppati in circa 30 ore.

Al momento, dal carcere di Verziano e da quello di Canton Mombello in cui si trovano rinchiusi, nè le figlie della Ziliani, Silvia e Paola Zani, nè Mirto Milani, definiti dalla Procura di Brescia “trio diabolico”, accusati della morte e dell’occultamento di cadavere della 55enne, hanno interrotto il silenzio nel quale si sono rinchiusi dal 24 settembre scorso, giorno dell’arresto.
Gli altri familiari di Laura, l’anziana madre e la terza figlia della donna, attendono il nulla osta della Procura per poter celebrare i funerali della loro congiunta.

 

 

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