Quantcast

Sequestri dei bresciani Zanotti e Sandrini, dieci indagati. “Erano delle truffe”

In manette sono finiti Alberto Zanini, 54enne di Mazzano, e due cittadini albanesi: Fredi Frrokaj di 43 anni abitante a Flero e Olsi Mitraj di 41 residente a Gussago. Anche Sandrini è indagato.

(red.) Gli imprenditori bresciani Sergio Zanotti e Alessandro Sandrini sarebbero stati sequestrati all’estero, tra Siria e Turchia, tra aprile e ottobre del 2016 e probabilmente lo stesso Sandrini sarebbe stato complice dei suoi sequestratori. E’ la pesante accusa lanciata dalla procura di Roma che questa mattina all’alba, martedì 30 marzo, ha arrestato tre persone indagandone in tutto dieci. E tra queste ultime c’è anche Sandrini, mentre Zanotti non è indagato.
In manette sono finiti Alberto Zanini, 54enne di Mazzano, e due cittadini albanesi: Fredi Frrokaj di 43 anni abitante a Flero e Olsi Mitraj di 41 residente a Gussago.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma su richiesta dell’Antiterrorismo della procura a carico dei tre finiti in manette, è stata eseguita in provincia di Brescia da parte della Polizia di Stato e dei carabinieri. Proprio i militari che hanno ricostruito i fatti avrebbero accertato che i tre arrestati avrebbero proposto al bresciano Sandrini di simulare un sequestro di persona in cambio di denaro nel momento in cui fosse arrivato in Turchia. Sandrini, insomma, sarebbe stato d’accordo ma, sul posto, sarebbe stato ceduto al gruppo terrorista Hay’at Tahrir a-Sham, legato ad Al Qaeda.

Questi fatti avvennero tra il 2016 e il 2019 prima che l’imprenditore venisse trasferito in Siria e poi liberato. Una situazione che ha portato all’accusa di sequestro di persona per terrorismo per i tre e a Sandrini quella di simulazione di reato e truffa. In questo presunto sistema di sequestri anomali sarebbe finito per primo anche un altro imprenditore bresciano, Sergio Zanotti. E per gli inquirenti la banda avrebbe voluto fare lo stesso con un terzo imprenditore di Rezzato che alla fine avrebbe rinunciato portando a scegliere Sandrini.

Secondo gli investigatori è la figura di Frrokaj quella centrale nell’economia generale dell’indagine. Sarebbe lui il capo, quello al quale facevano riferimento le altre persone coinvolte ed è presente in termini operativi in entrambi i sequestri. Frrokaj, inoltre, presidia l’aeroporto di Orio al Serio il 3 ottobre 2016, quando Sandrini, accompagnato nello scalo bergamasco da Alberto Zanini e Mitraj, arriva per imbarcarsi sul volo che l’avrebbe portato in Turchia.
E proprio Frrokaj avrebbe indotto Zanotti a partire per la Turchia con il pretesto di acquistare una partita di dinari iracheni fuori corso.

I tre arrestati, inoltre, sono stati localizzati nella stessa area aeroportuale anche domenica 25 settembre 2016, la giornata nella quale l’organizzazione tentava di far partire il suo secondo sequestrato (Sandrini, in effetti, è il terzo, mentre Zanotti è il primo). Si trattava di un imprenditore di Rezzato in difficoltà economiche che, all’ultimo minuto, in aeroporto, ha desistito e non ha più voluto partire per la Turchia, facendo fallire i piani dei tre. Sandrini, com’è stato accertato nel corso delle indagini, era stato un ripiego, reclutato da Zanini e Mitraj per sostituire il rinunciatario e spedito in Turchia nel giro di poco più di una settimana da quel 25 settembre.

Era il 3 ottobre del 2016 quando all’aeroporto Orio al Serio di Bergamo Sandrini partì verso la Turchia. E in quell’occasione i tre arrestati erano presenti nello scalo orobico. Nell’ambito dell’indagine che ha portato ai tre arresti, sono state svolte diverse perquisizioni nella stessa provincia di Brescia e in Germania, a Costanza. Secondo la ricostruzione, la banda avrebbe agito spedendo in Turchia Sandrini e Zanotti, collegandosi poi per il sequestro all’organizzazione terroristica Hay’at Tahrir a-Sham.
Una serie di elementi che, se confermati, sarebbero sconcertati. Raggiunto dall’Ansa, il padre di Sandrini, Gianfranco, parla di una “situazione imbarazzante. Non credo che mio figlio possa aver fatto una cosa del genere”. Alessandro Sandrini ha dichiarato alla stampa di essere stato vittima di un vero rapimento, negando di essere stato d’accordo e di aver preso soldi.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.