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Maxi inchiesta “Scarface”, tutti in silenzio davanti al giudice

Ieri i primi interrogatori, partendo dall'imprenditore Francesco Mura accusato di essere a capo di tutto.

(red.) Ieri, mercoledì 4 novembre, sono iniziati a Brescia gli interrogatori nei confronti dei 29 indagati nell’ambito della maxi inchiesta “Scarface” condotta dalla procura. I primi a essere sentiti sono stati l’imprenditore Francesco Mura, considerato il vertice della presunta associazione a delinquere, insieme ad altri tre familiari. Ma tutti, di cui tre finiti in carcere e uno ai domiciliari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Così come hanno fatto tutti gli altri indagati anche per studiare le carte giudiziarie che li accusano.

A loro carico, a vario titolo, si va dall’associazione a delinquere e anche di stampo mafioso per il riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’accusa contesta loro il riciclaggio del denaro tramite le vincite al Lotto, visto che l’imprenditore proponeva previsioni dedicate sulle emittenti tv locali di sua proprietà.

Mura avrebbe anche favorito la cosca di ‘ndrangheta Barbaro-Papalia riciclando il loro denaro. L’inchiesta aveva portato all’arresto di 14 persone, di cui 8 in carcere e 6 ai domiciliari e al sequestro di oltre 25 milioni di euro. Nei guai sono finiti anche un poliziotto e un carabiniere accusati di corruzione.

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