Camici, GdF nella sede di Dama sequestra 25 mila non consegnati

A disposizione dell'autorità un terzo del lotto che l'azienda avrebbe poi cercato di vendere a una casa di riposo.

(red.) Un nuovo atto nella vicenda che ha fatto finire nel mirino il governatore della Lombardia Attilio Fontana si è registrato ieri, mercoledì 29 luglio, nel momento in cui le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, su disposizione della procura di Milano, hanno raggiunto la sede della Dama Spa. Cioé l’azienda di Andrea Dini, cognato del presidente Fontana e a sua volta indagato, come lo stesso governatore, per la fornitura di 75 mila camici da oltre 500 mila euro durante il periodo della pandemia sanitaria da coronavirus.

L’ultimo atto ha visto le Fiamme Gialle trovare e sequestrare 25 mila dei 75 mila camici che l’azienda avrebbe fornito, poi pare trasformato in donazione, nel momento in cui sarebbe stato scoperto il conflitto di interessi. E cioè il fatto che il servizio sarebbe stato affidato, senza alcuna gara, proprio al cognato del governatore. Quei 25 mila camici non consegnati, ma rimasti all’interno della sede di Dama e pare poi destinati alla vendita a una casa di riposo, sono ora sotto sequestro e a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Tra l’altro le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato il cellulare del proprietario Andrea Dini e diversi documenti contabili. Per quanto riguarda il governatore Fontana, gli inquirenti vogliono accertare il tentativo di risarcimento con un bonifico, poi bloccato su segnalazione della Banca d’Italia, da 250 mila euro nei confronti del cognato e partito da un conto in Svizzera. Su questo fronte si vuole analizzare il mandato fiduciario su quel conto e lo scudo fiscale che il presidente aveva adottato per rimettere in regola quel denaro.

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