Delitto Esine, assassino: legittima difesa. Autopsia: Arrigo strangolato

Ieri nuova richiesta al Riesame per una misura meno pesante. Ma i primi esami autoptici lo smentiscono.

(red.) Nella giornata di ieri, martedì 16 giugno, il 53enne Bettino Puritani, in carcere a Canton Mombello a Brescia con l’accusa di aver ucciso Vincenzo Arrigo nella propria abitazione a Esine, in Valcamonica, nel bresciano, è tornato di nuovo a chiedere al tribunale del Riesame di uscire dall’istituto di pena. Lo ha fatto rivolgendosi a un altro avvocato e con cui invocare ancora la legittima difesa e quindi chiedere una misura meno pesante del carcere, optando anche per i domiciliari in casa dei fratelli.

Era la notte dello scorso 1 giugno quando Puritani aveva colpito a morte con una roncola l’amico che stava ospitando ai domiciliari, in un contesto di forte degrado. Ma i primi elementi avevano fatto accertare che il primo a colpire con l’arma sarebbe stata la vittima. Per questo motivo Puritani continua a dire di essersi difeso e di aver disarmato il rivale.

La prima richiesta di liberazione era stata respinta e ora l’accusato ci riprova. Ma nel frattempo contro di lui arrivano i primi risultati dell’autopsia condotta sul corpo di Arrigo. Dalle prime risultanze, sembra che l’uomo sia morto strangolato. Una condizione che, se accertata, andrebbe contro la posizione di Puritani.

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