Zona rossa Alzano-Nembro, “presidente Conte ha chiarito”

Il magistrato che indaga ha anche sottolineato di non aver mai detto che la decisione spettasse al Governo.

(red.) Nella giornata di ieri, venerdì 12 giugno, a palazzo Chigi sede del Governo è stato sentito in audizione per tre ore il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul fatto di non aver deciso l’istituzione di una zona rossa ai primi giorni di marzo, quando iniziava il boom della pandemia in Lombardia, tra Alzano Lombardo e Nembro, in provincia di Bergamo. E da quanto emerso dall’incontro di ieri con la procuratrice di Bergamo Maria Cristina Rota e i magistrati Paolo Mandurino, Silvia Marchina e Fabrizio Gaverini, il non dichiarare i comuni di Alzano Lombardo e Nembro zona rossa e decidere di chiudere, invece, l’intera Lombardia due giorni dopo fu una scelta politica che arrivò dopo un confronto all’interno del Governo e tra l’esecutivo e gli esperti.

E sarebbe stata una scelta condivisa con la Regione Lombardia che però avrebbe anche potuto agire in modo autonomo come previsto dalla legge. Su questo fronte il premier Conte, sentito come persona informata sui fatti insieme ai ministri alla Salute Roberto Speranza e all’Interno Luciana Lamorgese, ha detto di aver chiarito tutti i dettagli. E al termine delle audizioni, proprio il magistrato a capo del pool che indaga ha parlato, uscendo da palazzo Chigi, di “un clima di massima distensione e di massima collaborazione istituzionale”. Ma anche voluto precisare di non aver mai detto che istituire la zona rossa spettava al Governo.

Nell’intervento reso ai giornalisti all’esterno del tribunale di Bergamo e in cui aveva detto di “risultarle che la decisione fosse governativa”, ieri la procuratrice ha precisato che quell’affermazione sarebbe stata dovuta agli elementi d’indagine che fino a quel momento erano emersi dopo aver sentito il governatore lombardo Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Dall’audizione di ieri è emerso che il 3 marzo per la prima volta si era affrontato il caso di Alzano Lombardo e Nembro e in quel caso gli esperti avrebbero consigliato sulla zona rossa. Ma il Governo avrebbe atteso e discusso. Anche se su questo fronte dalla stessa Alzano avevano detto che una zona rossa avrebbe provocato un forte danno all’economia.

Il 5 marzo anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro – anche lui sentito dai magistrati – aveva parlato dell’opportunità di chiusura. Il giorno successivo, dopo un incontro con i vertici del Pirellone era stata comunicata la decisione con cui dall’8 marzo vennero chiusa l’intera Lombardia e altre quattordici province. Ora il pool di magistrati tornerà a Bergamo per proseguire con le indagini. Nel frattempo, sempre in Lombardia, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha criticato il modo in cui il Pirellone ha gestito l’emergenza sanitaria e salvando, invece, il Governo. Su questo fronte sabato prossimo 20 giugno alle 15 in piazza Duomo ci sarà una manifestazione di protesta da parte delle associazioni e una degli antagonisti sotto il Pirellone.

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