Delitto Sana Cheema, inizio processo a rischio

La ragazza era stata strangolata dal padre e dal fratello perché si sarebbe opposta a un matrimonio combinato. Assolti in Pakistan, ora non si sa dove siano.

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(red.) Potrebbero cavarsela il padre e il fratello di Sana Cheema, la 25enne pakistana cresciuta a Brescia e morta strangolata nel Paese d’origine perché, secondo l’accusa, si sarebbe rifiutata di accettare un matrimonio combinato con un cugino. In Pakistan proprio il padre e il fratello, insieme ad altri imputati, erano stati tutti assolti per la mancanza di prove. E a Brescia, invece, il processo rischia nemmeno di non poter iniziare. Infatti, i due indagati sono attualmente irreperibili, come conferma anche il loro avvocato d’ufficio.

Il padre Mustafa Gulham di 50 anni e il fratello 32enne Adnan erano stati arrestati in Pakistan e poi scarcerati in seguito alla sentenza. A Brescia sono accusati di premeditazione nell’omicidio della ragazza e il padre anche per maltrattamenti in famiglia per quanto sarebbe accaduto nel momento in cui la famiglia abitava nel quartiere Fiumicello. La procura generale che aveva avocato l’inchiesta sta per chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio. Peccato che, come detto, non si sappia dove siano i due indagati e quindi gli atti non possono essere notificati.

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