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Appalti pilotati Cimbergo, si va verso il processo

L'ultimo imprenditore interrogato ha svelato sistema e non è più ai domiciliari. L'accusa ora lavora alla richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati.

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(red.) Si è chiusa l’indagine sui presunti appalti pubblici pilotati a Cimbergo, in Valcamonica, nel bresciano e ora il pm Ambrogio Cassiani lavorerà alla richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. L’ultima puntata della vicenda che si appresta ad approdare in un’aula di tribunale entro l’estate ha visto l’imprenditore Corrado Picinoli confessare come avveniva il sistema. E che ha fatto finire nei guai anche l’ex consigliere comunale con delega all’Edilizia Stefano Polonioli. L’imprenditore sentito dagli inquirenti ha ammesso di aver beneficiato di un sistema pilotato nell’assegnazione degli appalti.

E vista la sua confessione, dando la responsabilità al Comune a partire dall’ex sindaco, ex vice e il capo dell’Ufficio tecnico, il giudice gli ha revocato gli arresti domiciliari ai quali era sottoposto. Così alla sbarra rischiano di finire Gian Bettino Polonioli, Giuseppina Lanzetti e Antonella Giuseppina Mottironi. Secondo l’accusa, gli imprenditori “amici” sarebbero stati avvertiti per tempo dal lancio di un bando per poter organizzare l’offerta. Poi però tutti rinunciavano per spartirsi i lavori, anche sfruttamento l’affidamento diretto per più lotti al di sotto dei 40 mila euro. Nel mirino erano finiti gli appalti per la messa in sicurezza del torrente Varecola e per riqualificare il municipio in un totale da 1,5 milioni di euro.

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