Omicidio stradale, i favorevoli e i contrari

La proposta viene dal Governo e sta facendo molto discutere anche gli esperti bresciani.

(red.) La proposta di una legge per riconoscere il reato di omicidio stradale viene dal premier Matteo Renzi, ma subito ha suscitato accese discussioni anche a Brescia.
I primi commenti arrivano dal comandante della polizia provinciale Roberto Novelli che dice:  «Chi toglie la vita con comportamenti sconsiderati e temerari deve essere adeguatamente sanzionato, anche  con l’inserimento della fattispecie  penale dell’omicidio stradale nel nostro ordinamento». Soddisfatto della proposta anche Roberto Merli, presidente provinciale dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus.«Siamo contenti – afferma – ma soprattutto speranzosi: l’augurio è che stavolta, finalmente, si possa passare dalle parole ai fatti».
Gli incidenti, aveva ricordato Renzi,«sono la prima causa di morte e invalidità permanente per i giovani, con un costo per lo Stato superiore a 30 miliardi di euro l’anno, il 2% del Pil». Dello stesso parere anche il viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini.
Non tutti però sono d’accordo conil premier. Il presidente dell’Unione delle Camere penali, Valerio Spigarelli, boccia l’idea: «Nuovi reati si introducono sulla scia di un’esigenza vera,non sulla spinta emotiva di fatti di cronaca. Il rischio è che ci si limiterà a un ulteriore e incomprensibile innalzamento delle pene,magli omicidi colposi calano. Non così l’omissione di soccorso: nessuno si chiede perché?».
Scettico anche l’avvocato penalista Piergiorgio Vittorini: «Moltiplicando le ipotesi di reato – dice l’avvocato Vittorini – e incrementando a dismisura i distinguo, non si fa altro che rendere più complesso l’accertamento della fattispecie che si indaga. Più sono le differenze, maggiori le difficoltà di rintraccio degli elementi probatori e il rischio di non riuscire a punire i responsabili».

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