Quantcast

Tar su Macogna, amarezza dei sindaci

Cazzago, Berlingo, Travagliato e Rovato sono critici dopo la sentenza che autorizza la discarica. L'azienda studia alcune strategie d'intesa.

Più informazioni su

Macogna(red.) La discarica della Macogna ha tutte le carte in regola per poter ospitare i rifiuti inerti della Drr di San Polo. E’, in sintesi, quanto scrive il Tar di Brescia nella sentenza depositata giovedì 7 aprile e con cui ha respinto i ricorsi dei comuni bresciani. Sono quelli di Cazzago San Martino, Travagliato, Berlingo e Rovato che si erano opposti alla cava autorizzata dalla Provincia per smaltire 1,35 milioni di metri cubi di materiali inerti. Secondo la giustizia amministrativa, che ha valutato la relazione della consulente tecnica Laura Longoni, la presenza della discarica non comprometterebbe le falde acquifere sotterranee. Il dispositivo letto dal presidente Giorgio Calderoni invita il Broletto a rivedere solo il piano di sorveglianza, dando ragione all’azienda che si occupa dello smaltimento. La stessa impresa dice di volersi mantenere più vicina nelle relazioni con i Comuni attraverso una serie di strategie.
Tra questi, lo smaltimento rapido, anche a sue spese, dei rifiuti valutati fuori norma dopo le indagini e i controlli dell’Arpa, un osservatorio aperto ai cittadini su ciò che verrà portato nella discarica e un’inchiesta tecnica scientifica su tutta l’area della Macogna. I sindaci si dicono amareggiati dopo la sentenza, anche se qualcuno di loro dice di essersi aspettato quella decisione dopo il via libera della Provincia al progetto di conferimento. In ogni caso, secondo loro, la giustizia non avrebbe tenuto conto di vari punti critici legati ai materiali inerti portati e da portare sul posto. I Comuni intendono studiare la sentenza e attendere le motivazioni non escludono di presentare ricorso al Consiglio di Stato, mentre il comitato dei contrari continua a battersi per non permettere il funzionamento della discarica.
Le fasi successive saranno lo studio delle motivazioni da parte degli enti locali per capire i margini di manovra su cui fare pressione, mentre il Broletto dovrà rivedere alcuni dettagli indicati dalla sentenza. Al momento la cava resta ancora sequestrata e prosegue l’inchiesta del pubblico ministero Silvia Bonardi sui livelli fuori legge di alcuni elementi chimici. Ma quanto ha deciso il Tar di fatto spiana la strada alla riapertura. Di questo se ne parlerà anche domenica 10 aprile in occasione della manifestazione “Basta veleni” dalle 14,30 al parco Gallo di Brescia.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.