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Rischio frane, nuova legge regionale

Martedì 8 il consiglio lombardo ha approvato il provvedimento. Vietato costruire vicino ai corsi d'acqua. Consentire deflusso e più manutenzione.

Frana(red.) Martedì 8 marzo il consiglio regionale della Lombardia ha approvato, con 40 voti favorevoli, la legge regionale contro il dissesto idrogeologico. Il provvedimento, formato da 34 articoli, è stato redatto per opera dell’assessore all’Urbanistica, Territorio e Difesa del suolo Viviana Beccalossi. In sintesi, le novità più importanti riguardano il divieto di costruire nuovi edifici accanto ai corsi d’acqua, aumentare la manutenzione dei fiumi e del reticolo idrico e dare più peso ai consorzi di bonifica. A questi si aggiunge la cosiddetta “invarianza idraulica”. In pratica, l’eventuale costruzione di nuovi parcheggi, industrie o stabili non deve influire sul deflusso dell’acqua verso i fiumi. Per questo motivo le strutture devono essere dotate di tetti verdi, vasche e pozzi filtranti in modo che l’acqua possa essere assorbita dal terreno, senza provocare esondazioni. “E’ una legge utile e responsabile, insieme a quella sul consumo di suolo – dice l’assessore Beccalossi – in una Regione che è diventata troppo urbanizzata. E’ una scelta innovativa per tutelare i cittadini e le attività economiche sul territorio”.
La legge metterà a disposizione 15 milioni di euro per la manutenzione del reticolo idrico dal 2016 al 2018, mentre si attendono i decreti attuativi e i regolamenti. Documenti che poi dovranno essere recepiti dai comuni lombardi. Intanto, sul fronte del rischio idrogeologico, il rapporto dell’Ispra del 2015 indica come 367 km quadrati di territorio bresciano possano incorrere in frane. Le zone più monitorate sono quelle della Valcamonica, in particolare tra Gianico, Darfo, Piancamuno e Artogne, ma anche Lodrino, Sulzano e Sale Marasino. In rapporto agli abitanti, ci sono Pisogne, Paisco Loveno, Pezzaze, Limone e Saviore. I rischi sono dovuti soprattutto alle nuove costruzioni che hanno reso i territori troppo urbanizzati. Senza dimenticare, secondo il rapporto Ispra, che il pericolo coinvolge anche oltre 300 monumenti in tutto il bresciano.

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