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Attentato Polgai, esami sui reperti

Lunedì 28 la polizia scientifica di Milano ha iniziato l'analisi dei materiali trovati in via Veneto a Brescia dopo l'esplosione della bomba.

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PolGai(red.) Lunedì 28 dicembre, dopo la pausa natalizia, la polizia scientifica di Milano ha avviato i controlli sui sessanta pezzi prelevati da via Veneto a Brescia, in seguito allo scoppio di una bomba rudimentale davanti alla scuola di polizia il 18 dicembre. Tra gli elementi acquisiti dalle forze dell’ordine ci sono le immagini riprese dalle telecamere di video sorveglianza all’esterno della sede e che mostrano un uomo, sembra di giovane età, posizionare l’ordigno davanti alla Polgai. Sono le 4,37 quando avviene l’episodio e, nel momento in cui lascia sul posto uno zaino con all’interno una pentola a pressione contenente polvere pirica, abbandona il luogo.
Passano circa tredici minuti e avviene la deflagrazione che fa svegliare l’intero quartiere, per fortuna senza provocare feriti. Fin dalle prime battute, la Digos che indaga sull’attentato ritiene che dietro ci sia la pista anarchica. L’inchiesta è condotta dal pubblico ministero di Brescia Alberto Rossi e al momento non vede nessun indagato. Ma ci sono ancora alcuni elementi da valutare. Per esempio, non è stato svelato il dubbio su cosa abbia fatto partire l’esplosione, se una miccia a lenta combustione o un timer collegato. Dal punto di vista delle indagini, gli sviluppi sono riconducibili al fatto che l’individuo giunto sul posto con l’ordigno rudimentale potrebbe essere stato identificato.
Il suo modo di camminare lo avrebbe reso riconoscibile perchè avrebbe partecipato ad alcune manifestazioni anarchiche. Non ci sono ancora elementi per capire se faccia parte dell’organizzazione “Dicembre nero” con cui il gruppo anarchico avrebbe pianificato vari attentati in Europa. Dietro la bomba potrebbe esserci anche una vendetta dopo una denuncia subita dalle forze dell’ordine.

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