Ghirardini, “nessun motivo per suicidio”

Lo dice la famiglia dell'operaio dopo la scoperta di altri frammenti di una seconda esca al veleno. Ris controllano anche alcuni fazzoletti.

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Ghirardini(red.) Continuano le indagini sulla morte di Giuseppe Ghirardini, l’operaio 50enne della Bozzoli di Marcheno, nel bresciano, soprattutto dopo la scoperta di frammenti di una seconda esca contenente cianuro. Dopo l’autopsia disposta sul corpo dell’addetto ai forni della fonderia, rinvenuto senza vita il 18 ottobre a Ponte di Legno, era stata scoperta una prima capsula avvelenata nello stomaco. Ma i Ris di Parma, dopo ulteriori accertamenti scientifici, hanno certificato che l’uomo era morto per aver deglutito da una seconda esca, di cui si sono trovati alcuni pezzi, ma non il resto. L’attenzione degli stessi carabinieri della Scientifica si sta concentrando anche su alcuni fazzoletti trovati sul luogo, dove c’era il corpo dell’operaio.
Si tratta di quattro pezzi di carta, portati a caccia da Ghirardini, che sarebbero stati disposti in un ordine tutto da valutare. Infatti, erano presenti sull’unico tratto dove non c’erano rami e messi secondo una certa geometria. Con la luce ultravioletta si cercherà di capire se l’uomo abbia scritto qualcosa, poi cancellato dalle condizioni meteorologiche tra acqua e freddo. Forse un biglietto di addio per giustificare un gesto estremo o la volontà di lanciare un messaggio, magari collegato al presunto suo assassino. La procura di Brescia propende per la prima ipotesi, ma tra sabato 28 e domenica 29 novembre si è fatta di nuovo sentire la famiglia dell’operaio.
Non si è voluta esporre direttamente, ma attraverso un amico, dicendo che Ghirardini non si sarebbe suicidato perché non avrebbe avuto motivi per farlo. E nel caso, di un gesto estremo, secondo i parenti avrebbe potuto farlo con i fucili, invece di un’esca avvelenata. Sono anche dubbiosi sul ritrovamento solo di alcuni pezzi della capsula e non del resto che potrebbe far pensare alla presenza di un’altra persona con l’operaio. Intanto, la famiglia si è affidata all’avvocato Marino Colosio, legale dell’ex moglie dell’addetto della Bozzoli.

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