Bozzoli, “Ghirardini non si è suicidato”

L'avvocato dell'ex moglie dell'operaio deposita in procura un dossier con varie riflessioni sulla morte. I familiari lanciano una nota alla stampa.

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Ghirardini(red.) “Giuseppe Ghirardini non si è suicidato”. Lo pensano i parenti dell’operaio 50enne della fonderia Bozzoli di Marcheno, nel bresciano, trovato morto il 18 ottobre a Ponte di Legno e per il quale è stato verificato dai Ris di Parma un caso di avvelenamento da cianuro. Gli ultimi sviluppi della vicenda aggiornati a lunedì 16 novembre dicono che Marino Colosio, l’avvocato dell’ex moglie del lavoratore, ha depositato in procura un dossier con una serie di pensieri e riflessioni, alla luce delle analisi sanitarie disposte sull’ex marito dell’assistita. Si fa riferimento a quella capsula di pochi centimetri trovata nel corpo dello stomaco di Ghirardini durante l’autopsia e che certifica un caso di decesso non naturale, ma indotto. Al momento gli inquirenti stanno cercando tutti gli elementi utili per capire da dove possa essere arrivata quella sorta di pillola che conteneva cianuro.
Dall’altra parte si indaga sui messaggi inviati dall’ex moglie a Ghirardini nei momenti in cui l’operaio non avrebbe potuto rispondere. Dopo le diverse chiamate dello stesso 50enne dirette alla madre di suo figlio, ma senza ricevere alcuna risposta, sul telefono erano arrivati dei messaggi di Whatsapp. Alla donna è comparso il segno per cui fossero stati letti, ma il telefono non era nelle disposizioni dell’uomo. In ogni caso, come hanno scritto i familiari di Ghirardini in una nota, l’uomo non l’avrebbe fatta finita. “I parenti non accettano l’ipotesi del suicidio, se Beppe avesse voluto farla finita, da buon cacciatore, poteva provvedere in maniera diversa, senza soffrire inutilmente – si legge in un comunicato diffuso dall’avvocato.- Non crediamo al suicidio sapendo che Beppe era un uomo solare, pieno di vita e non vedeva l’ora che arrivasse il Natale visto che avrebbe riabbracciato il figlio dopo 5 anni. Le telefonate intercorse infatti con la moglie avvenivano proprio per la preparazione dei documenti per far tornare in Italia il figlio”.
E riferendosi alla secchiata d’acqua con cui sabato 14 novembre hanno allontanato la stampa dopo la notizia dell’avvelenamento, “i parenti ringraziano i giornalisti per l’interessamento al caso. Nello stesso tempo si scusano per la reazione avuta nei giorni scorsi, dovuta alla pressione pesante degli organi di stampa e delle tv. Capiscono il diritto di cronaca, ma chiedono di vivere il dolore nella giusta intimità della loro famiglia”. Sul fronte della scomparsa dell’imprenditore Mario Bozzoli, invece, lunedì 16 novembre sarebbero dovuti iniziare i controlli sui colati dei forni aperti, ma le temperature erano ancora troppo alte. Per questo motivo l’analisi del materiale è stata posticipata.

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