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Macogna, Legambiente diffida Provincia

L'associazione chiede al Broletto di interrompere il trasporto di materiali in cava finché sono in corso le indagini. Una parte è sotto sequestro.

Legambiente(red.) L’associazione Legambiente ha diffidato la Provincia di Brescia sul caso della cava Macogna, nel bresciano, dopo il sequestro e la parziale liberazione dell’area dove vengono stoccati i materiali dell’Alfa Acciai di San Polo. Per questo motivo ha inviato una lettera al Broletto per chiedere di fermare l’autorizzazione a depositare altri pezzi nella discarica. Il sodalizio critica il fatto che all’ingresso della cava non ci siano stati controlli in modo dovuto sui camion diretti per il trasporto. Tanto che sono finiti materiali con concentrazioni superiori ai limiti di legge di bario, molibdeno e Tds. Dati che sarebbero stati certificati da un laboratorio privato cui si erano rivolti i cittadini contrari alla cava e, in parte, anche dall’Arpa. Sulla vicenda il pubblico ministero Silvia Bonardi ha aperto un’inchiesta nella quale risultano tre indagati.
Legambiente, proprio per le indagini in corso e per una discarica sulla quale il Tar di Brescia si pronuncerà a giugno del 2016, chiede di interrompere il trasporto di materiali nella zona dissequestrata. Secondo Dario Balotta e Gabriele Pellegrini di Legambiente “è assurdo che il Tar disponga lo stop per un anno alla discarica, permettendo però il conferimento di venti camion al giorno di terre e rocce da scavo”. “È emersa con chiarezza la necessità di rivedere le prescrizioni relative alle attività di conferimento dei rifiuti nell’impianto autorizzato – scrivono nella diffida – in quanto, benché i codici dei rifiuti sembrino essere stati rispettati dal punto di vista dei materiali da conferire in discarica, ciò che non è stato rispettato riguarda la composizione stessa dei rifiuti conferiti, e pertanto il loro stato qualitativo. Tutto ciò trova fondamento nella carenza delle attività di controllo sui conferimenti”.

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