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Sì, no, mah. I tifosi aspettano i fatti

Dopo la possibile cessione della squadra all'imprenditore pakistano, quiBrescia.it ha sentito l'opinione di alcuni supporters.

Ultras Brescia 1911 EX-Curva Nord4(d.s.) Nelle prossime ore l’imprenditore pakistano Kadir Sheikh Abdul potrebbe diventare il nuovo proprietario del Brescia calcio. Un passaggio epocale nella storia del club biancazzurro anche se, da anni, i tifosi si aspettavano la discesa in campo di imprenditori bresciani consapevoli del valore del club per tutta la città.
Così non è stato, e a prendere in mano le sorti del Brescia calcio potrebbe essere un imprenditore che viene da lontano. Non tutti sono contenti. Non lo è il leader storico del gruppo ultras Brescia 1911, Diego Piccinelli, che interpellato da quiBrescia.it, taglia corto sul passaggio di mano del Brescia Calcio a un imprenditore di origine pakistana, come su tutto quello che si è letto e scritto sul futuro del club in questi mesi: “E’ meglio stendere un velo pietoso, si profila un finale che il Brescia, con la sua storia e la sua tifoseria, non si meritava. Il Brescia Calcio è un patrimonio di tutta la città e dei suoi tifosi, che vi dedicano anima e corpo; non un giocattolo per qualche imprenditore. Tutti devono comprendere che la salvezza del Brescia Calcio passa dalla volontà di ascoltare le ragioni dei tifosi, e dalla consapevolezza di questi ultimi che tutti insieme si può salvare questa società”.
PARERI DISCORDANTI. Insomma, il Brescia appartiene alla città, ai cittadini bresciani, sottolinea Piccinelli.
Ma girando per le strade e per i bar i pareri sono discordanti. C’è chi non è contento di avere alla presidenza del Club un “giargia”, come in un dialetto non proprio rispettoso vengono chiamati i pakistani dalle nostre parti.
Lo dice esplicitamente Roberto, in tifoso che abbiamo incontrato dalle parti di via Veneto: “Se con tutti gli imprenditori che abbiamo tra Brescia e provincia, dopo anni è dovuto arrivare un imprenditore pakistano a risollevare le nostre sorti vuol dire che siamo proprio messi male, non solo calcisticamente parlando, ma proprio come sistema”.
“RINGRAZIAMO CHI INVESTE”. Al suo fianco l’amico Alessandro che, invece, ha un parere ben diverso: “L’importante era salvare il Brescia. A me non importa da dove arrivano i soldi. Ora aspettiamo dei fatti concrete, dopo le tante chiacchiere”.
E le ragazze? Quelle spesso sono molto più concrete dei maschi. Come Marika, che racconta di seguire il Brescia da una vita, grazie al padre: “Se un imprenditore pakistano sceglie di investire in Italia e nel Brescia Calcio dovremmo essergliene tutti grati”.

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