Rimborsi depurazione “fantasma”, c’è chi dice no

22 Comuni della Valcamonica, più Ghedi e Cigole, non rimborseranno le quote versate dai cittadini per per la depurazione dell’acqua.

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    (red.) I Comuni della Valcamonica chiudono i borsellini. I contributi versati indebitamente per la depurazione dell’acqua che le amministrazioni hanno preteso dai cittadini, anche quando il servizio non veniva effettuato, non torneranno nelle tasche dei bresciani.
    I soldi quindi anticipati dai contribuenti per la cosiddetta depurazione “fantasma” restano nelle casse dei municipi camuni, la maggior parte dei quali gestiscono il servizio di erogazione delle acque in proprio.
    Ai cittadini camuni, quindi, non verrà restituita la tassa già pagata,così come invece stabilito da una sentenza della Corte costituzionale, datata 2008,  secondo cui tali importi devono essere restituiti.
    Sebbene il gestore abbia «l’obbligo di rimborsare la quota di tariffa non dovuta riferita al servizio di depurazione, al netto degli oneri deducibili (costi sostenuti dal gestore per le attività di cui sopra) e comprensiva degli interessi maturati», questa operazione di storno non ci sarà.
    Nel bresciano si tratta di 41.400 utenze, per una stima di  circa 6milioni di euro che dovrebbero (condizionale inevitabile, a questo punto) essere rimborsati.
    Ma 22 comuni della Valcamonica (più Ghedi e Cigole, nella Bassa bresciana), che hanno sempre gestito in proprio il servizio idrico non sono intenzionati a pagare. E possono rifiutarsi perchè sempre la sentenza della Corte Costituzionale prevede che  se i soldi raccolti sono stati accantonati per realizzare un (futuro) impianto, quegli stessi Comuni possono esimersi dal rimborso.
    C’è chi dice no, quindi, ovvero: Berzo Demo, Berzo Inferiore, Bienno, Borno, Braone, Breno, Capo di Ponte, Cedegolo, Cerveno, Ceto, Cimbergo, Cividate Camuno, Edolo, Losine, Lozio, Malegno, Malonno, Ono S.Pietro, Ossimo, Paisco Loveno, Prestine, Sellero, Sonico e, nella Bassa, Ghedi e Cigole.
    Il rifiuto è motivato, ad esempio, nel caso di Cividate (sindaco Cirillo Ballardini) dal fatto che i 260 mila euro accantonati dal 2003 al 2008 sono stati utilizzati per pagare la depurazione del paese (costo: 330mila euro), mentre a Edolo il primo cittadino Luca MAsneri ha speigato che i 900mila euro raccolti dal Comune saranno “girati” per la costruzione del depuratore Edolo-Sonico-Malonno e per opere a Cortenedolo, Vico e la Costa.
    A Breno, il sindaco Sandro Farisoglio, ha puntualizzato in una nota che «i 750mila euro sono stati impiegati negli anni per la progettazione e realizzazione di opere che riguardano la depurazione». Analoghe risposte dai Comuni di Cedegolo e Bienno.

     

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