Mondiali, tutti contro Balotelli

L'attaccante rossonero ha deluso le aspettative e la fiducia di Prandelli. A fine partita non saluta i compagni e se ne va, solo, sul pullman.

(red.) Se il progetto di Cesare Prandelli per la sua Nazionale ai Mondiali di calcio in Brasile era centrato sulla figura di Mario Balotelli, e questo progetto è fallito, per stessa ammissione del tecnico azzurro, allora, il sillogismo prevede che a non centrare gli obbiettivi sia stato anche il bomber bresciano.
Super Mario è stato poco “super” in queste tre partite (una vittoria, due sconfitte) e, anche se il ct gli aveva chiesto di fare di più, questo impegno non è mai arrivato. Ed ora tutti gli strali si scagliano contro l’attaccante del Milan.
Balotelli, dopo l’esordio positivo contro l’Inghilterra, aveva fatto ben sperare, ma la realtà ha assunto una piega diversa: dopo il doppio flop contro Costa Rica e Uruguay, condito anche da una amarissima sostituzione a metà del primo tempo del match spareggio contro la ‘celeste’, i dubbi su ‘supermario-campione’ sono più che mai legittimi e d’attualità. Nervoso, immaturo, solitario, la prestazione di Mario ha lasciato l’amaro in bocca a tutti, soprattutto al conterraneo Prandelli che tanto aveva scommesso sul giovane centravanti.
A far capire che Balotelli non c’era, con la testa e con le motivazioni giuste in campo, l’entrata “killer” in corso di partita che ha acceso l’allarme rosso sulla panchina azzurra, con l’inevitabile sostituzione e la faccia triste in panchina. All’attivo Mario ha 207′ minuti Mondiali (90′, 72′ e 45′) : e se anche nel match contro l’Inghilterra, all’esordio, è stato decisivo il suo contributo, sul totale delle partite il bilancio è insufficiente.
Dopo 45 minuti, anche il ct Prandelli ha perso la pazienza, accantonando l’esperimento del doppio centravanti e relegandolo in panca. I Mondiali 2014 dovevano essere l’occasione per il bad-boy rossonero, così non è stato.
Balotelli ha talento, potenza, capacità, ma è un po’ come quegli studenti che a scuola vengono bollati dagli insegnanti con la tipica frase “è intelligente, ma non si applica”.
Il rischio per il 24enne di Brescia è quello di restare una promessa incompiuta, preda della propria istintività e dei prppri umori.
Dopo la debacle, Andrea Pirlo, al passo d’addio alla nazionale, ha chiesto di parlare ai compagni. C’erano tutti tranne lui, che, una mezz’ora dopo la fine del match con l’Uruguay si è recato, da solo, in pullman, le immancabili cuffie alle orecchie, perso nei suoi pensieri.
E le accuse, non troppo velate, dei compagni di squadra non si sono fatte attendere: De Rossi ha detto che in campo «non servono figurine, personaggi, ma uomini veri», mentre Gigi Buffon ha rimarcato come a «tirare la carretta, in campo, sono sempre quelli della vecchia guardia». Segno che, in questi Mondiali-lampo per l’Italia, è mancato anche lo spirito di squadra.

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