Cromo nell’acqua, le «contro analisi Asl»

Su facebook è nato il gruppo «cromo6brescia» che si propone di monitorare la situazione dell'inquinamento nell'acqua pubblica.

(red.) «Voglio far presente all’assessore che in via Razziche non sono state fatte analisi fai da te!!!!!!!!! Seguendo una procedura rigorosa abbiamo consegnato i campioni in farmacia e da lì, sempre seguendo le disposizioni, sono arrivate al laboratorio che ha eseguito le analisi. Tali procedure NON sono state seguite dai tecnici inviati dal comune che sono venuti nelle nostre case a fare i prelievi!!!!!! Quindi per cortesia, invece di scrivere analisi “fai da te” e cercare di screditare i cittadini che segnalano un problema serio, sarebbe meglio provare a tutelarci e difenderci!!!».
E’ il commento postato in calce all’articolo pubblicato da quiBrescia.it sul ritorno, nelle mense scolastiche bresciane, dell’acqua del rubinetto dal prossimo autunno, in considerazione degli esiti delle verifiche effettuate dall’Asl sull’acquedotto cittadino.
Uno dei nostri utenti ha replicato alle parole dell’assessore all’ambiente del Comune di Brescia, Gianluigi Fondra che, tornando sulle analisi fatte privatamente da alcuni residenti della città aveva detto: «Va evitato il fai da te. Il rischio è che accada quanto si è verificato in via Razziche. Dove analisi fatte non seguendo il disciplinare hanno dato risultati inspiegabili».
Ora, la questione è rimbalzata anche sul social network Facebook dove è stata creata una pagina, intitolata  «cromo6brescia» ,che raccoglie, nel momento in cui scriviamo, circa 450 membri, e che monitora la situazione dell’acqua in città. Sul social è stata pubblicata anche la foto di un documento che riporta i risultati di una perizia effettuata in un appartamento di via Razziche, finalizzata a verificare i livelli di cromo esavalente nei rubinetti della “vasca da bagno”, come si legge nel testo. Si tratta, come vengono definite dal gruppo di «contro analisi Asl» effettuate l’11 aprile scorso, il cui esito ha dato un livello di cromo pari a 9, e quindi «conforme ai valori di parametro».  «La metodologia di raccolta, trasporto e analisi dei campioni- viene spiegato sul social- sono le medesime», quindi, viene domandato a Fondra,  «ci spieghino per cosa è accreditato il laboratorio Asl».
Inoltre, sempre sulla pagina Facebook, si fa riferimento al fatto che il cromo esavalente trovato nell’acqua di Brescia non metterebbe a rischio la salute degli adulti, ma lo stesso discorso non varrebbe bambini. A dirlo è l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). «L’osservatorio per l’acqua del Comune di Brescia- scrivono i membri- ha deciso che l’acqua è idonea per i bimbi. Ora, l’Efsa dice che il limite per i bimbi sarebbe 2 ug/l mentre per il Comune va bene fino a 10 ug/l».
Inoltre, vengono riportate le valutazioni di Altroconsumo che sconsiglia «nel caso un cui le analisi rilevino una presenza significativa di cromo esavalente (ad esempio superiore ai 5 microgrammi per litro)di utilizzare quest’acqua per l’alimentazione dei tuoi bambini. Nessun rischio, invece, per l’acqua utilizzata per cucinare e per igiene personale».
«Quanto all’installazione di filtri domestici per il trattamento dell’acqua fai attenzione, non tutti i prodotti sono efficaci nella rimozione di questo metallo e altri problemi possono sommarsi a quelli della presenza del cromo».L’argomento verrà discusso a Ferrara, al secondo festival di Altroconsumo, in programma il 18 maggio sul tema «Acqua del rubinetto in bottiglia o filtrata?».
Altroconsumo riprende anche il caso bresciano. «Le autorità locali sono state inizialmente caute e rassicuranti verso la cittadinanza, ribadendo più volte che l’acqua è potabile e rispetta i limiti per le acque destinate al consumo umano. L’Istituto Superiore di Sanità, da noi informalmente interpellato, ci ha risposto che “al momento non ci sono dati che indicano che il valore di 50 microgrammi per litro previsto per il cromo totale nelle acque destinate al consumo umano non sia adeguatamente protettivo per la salute umana” e prometteva che avrebbe tenuto conto di eventuali nuove evidenze scientifiche e raccomandazioni internazionali. Anche se le risposte delle autorità sanitarie nazionali e degli operatori locali sono rassicuranti, nuove valutazioni sono necessarie alla luce di quanto emerso nell’opinione Efsa. Non possiamo accettare che una frazione di cittadini bresciani, di cui fanno parte anche dei bambini, sia esposto al pericolo del cromo esavalente. Abbiamo analizzato l’acqua di casa di un nostro socio di Brescia. Il Cromo esavalente era presente, a Maggio 2013, in 10,9 microgrammi per litro, pari alla concentrazione di cromo totale, tanto che gli abbiamo sconsigliato di utilizzare l’acqua di rubinetto per scopi potabili».
«Abbiamo inviato alle autorità (Istituto superiore di sanità, Ministero della salute, Asl di Brescia ma anche ad A2A) alcune richieste specifiche, poiché non è accettabile che ci sia un rischio, seppur minimo, per la salute dei bambini che consumano acqua con cromo esavalente. La legge che definisce quando l’acqua è potabile e che pone una quantità massima di 50 microgrammi per litro per la presenza del cromo, va rivista. Deve essere, infatti, previsto un limite specifico per il solo cromo esavalente, che è poi la specie più diffusa nelle acque».
Secondo Altroconsumo, «nelle scuole non deve essere somministrata acqua di acquedotto se contenente cromo esavalente, ma solo acqua in bottiglia o di acquedotto in cui si è accertata l’assenza di cromo esavalente. Sì anche all’acqua trattata e controllata localmente con impianto di abbattimento del cromo esavalente. Ai cittadini che hanno del cromo esavalente nell’acqua di casa deve essere dato accesso a una fonte facilmente accessibile per l’approvvigionamento di acqua potabile».

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