Brescia, una città di cemento (e ruderi)

Secondo i dati di una ricerca dell'Ispra il capoluogo sarebbe la settima città italiana per erosione della campagna. E intanto fioriscono le aree dismesse.

(red.) Per capire che la crisi del settore edilizio era dietro l’angolo forse bastava fare due conti e vedere che il territorio era al massimo della sua edificabilità. Lo dice un’indagine dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) che rivela quanto (e come) sia cambiato negli ultimi decenni il volto di Brescia e provincia in rapporto alla sua densità abitativa.
Quanto si è edificato, e come, dicevamo? Si è edificato troppo, ma anche male. In 41 anni Brescia si è più che duplicata. Nel 1973 quartieri, strade, piazze, parcheggi, capannoni,cave e discariche occupavano 1.628 ettari del territorio comunale: nel 2012 la superficie cementificata è arrivata a 4.031 ettari. Dal 18% al 44,5%. Un salto notevole, compiuto soprattutto negli anni Settanta ed Ottanta, quandola crescita della città ha registrato un’impennata, passando da 1.628 ettari di costruito a 3.675, che significa il 40,5 per cento del territorio.
E oltre alla degenerazione dell’ambiente urbano, questi dati contengono anche il segreto della crisi del settore. Negli ultimi anni infatti la costruzione era rallentata, anche per la troppa superficie occupata e per la domanda che cominciava a flettersi di fronte a un’offerta sempre imponente. Abitazioni e uffici hanno cominciato a occupare sempre più terreno arrivando a estendere i confini della città. Intanto nel centro voragini si aprivano, rappresentate dalle molte aree dismesse, spesso industriali, che alla loro nascita erano ai margini estremi della città e nel tempo erano state inglobate nel territorio urbano dalla febbre edilizia, fino a essere abbandonate a se stesse, una volta chiusi i battenti.
Una mostra (Luoghi del vento) addirittura li ritrae:  scheletri industriali dell’ex comparto Milano, Villa Paradiso in via Ziziola, i ruderi di via Sostegno, gli ex Magazzini Generali, ma anche un fabbricato rurale alla Volta e una cappella in Maddalena. Trentatré siti documentati con la forza della parola e soprattutto dell’arte, fotografica o figurativa. Sono in mostra all’Officina di via Padova 9 fino al 17 aprile (tutte le sere dalle 19 alle 22, ingresso 5 euro).
Forse per una città con meno cemento e più vivibile basterebbe proprio partire da qui: dalla riqualificazione delle aree dismesse e dalla riappropriazione dei centri storici. Certo, non è tutto così facile e immediato, ma le alternative sembrano scarseggiare.

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