Pcb nell’aria, a Brescia è record

Secondo la rivista Chemosphere, la concentrazione di questo inquinante è più alta delle aree urbane di altri Paesi. Sotto accusa Caffaro, inceneritore e acciaierie.

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(red.) Il Pcb a Brescia? Secondo la rivista Chemosphere, la concentrazione di questo inquinante nell’aria di Brescia è più alta delle aree urbane di altri Paesi. La sostanza cancerogena , che in città è concentrata soprattutto nella zona attorno alla Caffaro, non sarebbe pericolosa solo per l’inquinamento del terreno e quindi per la catena alimentare, ma produrrebbe i suoi effetti novcivi  tramite la dispersione aerea.
Come riferisce il Corriere della Sera, dall’ attività dell’industra chimica di via Milano sono state emesse 150 tonnellate di Pcb che hanno inquinato un’area grande 7 chilometri quadrati. L’intervento effettuato nel 2001 e che ha portato alla distruzione di derrate alimentari prodotte nell’area contaminata e alla chiusura di aree verdi, oltre ai divieti di coltivazione nei campi limitrofi, non basterebbe, insomma, a circoscrivere il problema, poichè la diossina resterebbe nell’organismo umano per decenni, come dimostra anche il livello di Pcb registrato nel sangue dei bresciani, dieci volte più alto rispetto alla media degli Stati Uniti. La bonifica dei terreni è, alla luce di questo studio effettuato dall’Istituto Mario Negri di Milano, ancor più urgente, dato che la diossina continua a sprigionare i suoi venefici effetti nell’atmosfera.
In un quadro così preoccupante viene poi sottolineato che, a Brescia, alcune tipologie di diossine disperse nell’aria (e che risultano prodotte dall’inceneritore di A2A e dalle acciaierie) risultano in concentrazioni minori rispetto alla media nazionale. Si tratta, ad esempio, delle policloro-dibenzo-p-diossine (Pcdd) e del dibenzofurano policlorurato (Pcdf), che, a  Milano, sono molto più concentrate.  Ma può essere considerata una notizia positiva?

 

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