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Corioni esonera Bergodi

Attorno alle 21 di lunedì la comunicazione della società. A casa Corioni torna anche Giampaolo che però rifiuta il ritorno a Brescia. Chi sarà il prossimo ct?

(red.) Quando il telefono è squillato ed è apparso sullo schermo il nome di Gino Corioni, Cristiano Bergodi doveva sapere già che cosa voleva comunicargli. La notizia dell’esonero dell’allenatore del Brescia era già nell’aria da un po’,  ma solo nella serata di lunedì è arrivata l’ufficializzazione.
Dopo la sconfitta dell’ultima giornata contro il Carpi e le contestazioni della tifoseria, il “pres” si è deciso a rescindere il contratto con il ct laziale, che in 20 gare aveva portato a casa un modesto (anche se non disastroso) bottino di 30 punti. A dare la notizia alla stampa è il numero due di via Bazoli Luca Saleri: «Abbiamo esonerato Bergodi perchè così non potevamo continuare. L’abbiamo fatto per il bene del Brescia. Nel 2014 la squadra ha subìto una paurosa involuzione. Non possiamo giocare tanto male».
Ma il colpo di scena della serata è un altro. Passano un paio d’ore e chi varca il cancello dell’abitazione di Corioni? Marco Giampaolo. Sì, proprio lui. Il commissario abruzzese che a inizio stagione abbandonò (letteralmente, è il caso dirlo) la squadra, facendo perdere per giorni le sue tracce. Un breve faccia a faccia quello con il presidente del Brescia che però non ha portato ai risultati sperati. Giampaolo esce dalla casa di Corioni e chiude, di nuovo, la porta al Brescia.
Ma chi siederà dunque ora sulla panchina delle rondinelle? Martedì 4 marzo l’incontro decisivo tra Gino Corioni e il direttore sportivo Andrea Iaconi: incontro da dentro o fuori. Mentre il Brescia, ad ora è privo di guida tecnica e in mattinata sarà guidato dal preparatore atletico Alessio Squassoni e da quello dei portieri Alfredo Magni, uomini di fiducia della società. Resta difficile da capire chi potrà accollarsi, a questo punto della stagione, l’onere di traghettare la barcollante nave biancazzurra fino a fine stagione. Una stagione cominciata all’insegna delle ombre e della sfortuna, con le sconfitte e la “dissoluzione” di Giampaolo, proseguita male con il “pasticcio” Manenti, e che potrebbe finire anche peggio.

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