Desenzano, vandali erculei rompono le panchine

Quanche notte fa alcuni teppisti sono entrati di nuovo in azione sul lungolago. Dopo aver sradicato la seduta delle panchine si sono divertitia rovesciare i cestini.

(red.) Non c’è niente di meglio, quando si hanno gli ormoni in subbuglio che raffreddarli sollevando panchine di pietra. Almeno è quello che devono aver pensato i vandali entrati in azione per l’ennesima volta a Desenzano nella notte scorsa. Dopo aver rovesciato le biciclette nelle rastrelliere di Porto Vecchio circa una settimana fa, questa volta si sono dati da fare in zona lungolago nell’aerea della maratona. A farne le spese oltre ai consueti cestini, rovesciati per l’occasione, anche le panchine di pietra. Su nove panchine ne hanno vandalizzate sette, rimuovendone la pesante seduta e accostandola al bordo dello schienale.
Fortunatamente questa volta i vandali oltre a mostrare i loro muscoli hanno riservato più genitlezza del solito e hanno evitato di fracassare le lastre di pietra su cui i passanti solitamente si siedono per rilassarsi e guardare il lago. Gli operai del Comune quindi in giornata hanno potuto subito ripristinare le sedute al loro posto. Il gesto però è bastato per risvegliare la preoccupazione e l’indignazione dei cittadini, snervati dalle continue incursioni notturne dei “bravi” della zona.
Nell’ultimo anno hanno preso di mira l afontana del lungolago, il caratteristico vicolo Molini e la bella fontana pubblica poi ripulita a spese del Comune e subito ritrasformata in lavagna per grafomani. E che dire dei danni causati alle attrezzature del centro balneare della Spiaggia d’Oro con ombrelloni e sdraio rovinati o delle biciclette rovesciate, dei segnali stradali divelti, delle fioriere svuotate dalle piante. In tema di panchine ricordiamo l’episodio più grave che ha interessato quelle della nuova passeggiata a lago di Rivoltella imbrattate con lo spray. Certo nel Bresciano sono molte le zone colpite di recente da atti di idiozia giovanile (basti pensare a Lumezzane, Manerbio o a Lonato), ma qui l mal comune non fa godere proprio nessuno.

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