Università, 5% in meno di finanziamenti pubblici

L'Ateneo di Brescia per il 2013 otterà dallo Stato 3,3 milioni di euro in meno rispetto all'anno precedente. «Non aumenteremo le tasse», promette il prorettore.

(red.) «Se pensate che l’istruzione sia costosa, provate l’ignoranza», così liquidava chi si lamentava del costo degli insegnamenti accademici Derek Bok, presidente dell’Università di Harvard. Evidentemente non sono tutti del medesimo avviso, almeno in Italia.
Non accennano infatti a diminuire i finanziamenti statali alle università pubbliche che negli ultimi anni si sono viste ridurre drasticamente i soldi provenienti dal ministero. Una tendenza che si fa sentire anche a Brescia, dove, nell’ultimo anno, l’università cittadina ha dovuto sopportare un taglio alle erogazioni statali di tre milioni e 300 mila euro, pari al 5%. Una notizia positiva però c’è: l’ateneo bresciano ha promesso che non interverrà al rialzo sulle tasse universitarie per compensare il calo delle tasse, che ormai sono congelate da tre anniProprio in queste ore è arrivata anche una (ennesima) richiesta dei rettori al Governo: chiedono di interrompere la caduta del Fondo di finanziamento ordinario, di riportarlo nel triennio 2015-2017 sui valori del 2009 e di renderlo noto entro il primo trimestre di ogni anno.
Certo, perché l’Università degli Studi di Bresci non è l’unica a patire questa situazione. A subire un tagli del 5% (la massima penalizzazione prevestita per le università) sono altri prestigiosi  atenei: La Sapienza di Roma, Napoli Orientale, Genova, Pavia, Pisa su tutte. Un’ottima compagnia che però non accontenta nessuno, né gli studenti (che da tempo lamentano disservizi e tasse insostenibili) nè tantomeno i dirigenti. 
«Ancora ce la facciamo- spiega il prorettore con delega al Bilancio, Claudio Teodori -: abbiamo razionalizzato ilpiù possibile. Certo è che se l’Ffo si dovesse ridurre ulteriormente la situazione diventerebbe davvero problematica, per non dire insostenibile».

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