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Acli: «L’Italia è malata di gioco d’azzardo»

Lunedì si è svolto l'incontro delle associazioni cattoliche bresciane che ha preceduto il Consiglio principale durante il quale si è ribadito l'impegno nella lotta alle ludopatie.

(red.) Negli ultimi mesi un po’ tutte le organizzazioni (politiche, sindacali, religiose) sono scese in campo per dire la propria sul gioco d’azzardo e per proporre soluzioni, Le utlime a farlo in ordine cronologico sono le Acli di Brescia. O forse bisognerebbe dire le prime.
Risale infatti al 2011 la decisione presa dal direttivo provinciale di vietare, nei circoli delle associazioni cattoliche dei lavoratori, la presenza di slot machine. Le stesse Acli avevano già aderito alla campagna nazionale contro il gioco d’azzardo elettronico “Mettiamoco in gioco” e sostenuto il “Manifesto dei sindaci” in appoggio alla legge di iniziativa popolare per la quale si stanno raccogliendo le firme.
A questo proposito lunedì 20 gennaio in via Corsica si è svolto un incontro promosso dalle Acli sul tema della ludopatia che ha aperto il  Consiglio provinciale. «Oggi -ha annunciato il presidente di Lega consumatori Acli, Fabio Scozzesi – crescono i fatturati del gioco d’azzardo con oltre 90 miliardi di euro annui, ma anche i costi sanitari, sociali, relazionali e legali della sua diffusione. L’Italia è il primo paese al mondo per spesa pro-capite dedicata al gioco, con 350 mila slot machines legalizzate e ben 50 mila videolottery che ingoiano anche banconote da 100 euro alla volta».
«Siamo particolarmente impegnati su questo fronte – ha detto il presidente delle Acli Roberto Rossini per stigmatizzare il gioco d’azzardo e parlare di vera e propria dipendenza, una nuova malattia, una grave patologia che si va diffondendo nel nostro Paese, la ludopatia».

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