Ex-cava Piccinelli, falda sorvegliata speciale

Nessuna contaminazione di Cesio nè ci sono emergenze sanitarie. Fondra: "I fusti radioattivi non ci sono più". Ma le indagini proseguiranno.

(p.f.) Nessuna contaminazione di Cesio nella falda né rischio sanitario, ma i controlli continueranno. Lo hanno assicurato l’assessore all’Ambiente del comune Gianluigi Fondra, il direttore di Arpa Brescia, Marua Luisa Pastore, Giuseppe Sgorbati, direttore tecnico scientifico Arpa Lombardia e Fabrizio Speziani, dirigente Asl Brescia.
«L’acqua non è assolutamente contaminata ed è potabile e, contrariamente ad alcune informazioni approssimative e sbagliate, nell’ex Cava Piccinelli, nell’area Cogimetal, non ci sono più i fusti radioattivi, a seguito dell’intervento fatto nel 2012, quando è stato asportato il materiale più pericoloso ed è stato idoneamente stoccato in un impianto presso l’Enea tramite il comune di Brescia. Inoltre, la zona del terreno contaminato è stata messa in sicurezza con la copertura di teli e con interventi che facilitano lo scivolamento dell’acqua, evitando così che l’acqua meteorica possa trasportare qualche radioattività».
La maggiore contaminazione si concentra su un’area di 150 mq, con un volume di 1.500 mq.  contaminata è 150 mq con volume 1.500 mcubi stimato di terreno. La concentrazione di Cesio in questa zona decresce man mano che si scende in profondità, passando dai 188,5 Bq/g  a 121 m s.l.m a 2 a 116 m s.l.m. Per capire il rischio, sostando 24 ore ininterrottamente nel punto più contaminato, sarebbe come fare una radiografia. «Ovviamente quello che ci interessa non è tanto l’esposizione , ma la possibilità che ci sia una contamiazione della falda di primo livello», spiega Sgorbati, «sulla base dei dati in possesso, non crediamo che questa distribuzione decrescente di radioattività sia dovuta a un qualche effetto di lavaggio per l’innalzamento della falda».
Proprio i movimenti della falda sono quelli che, comunque, destano più preoccupazione. Nell’indagine fatta ad ottobre 2013, la falda risultava a 116 m s.l.m., andando così a lambire il terreno contaminato. «Ci sono oscillazioni che possono portare il livello di falda a lambire il deposito dei rifiuti», ha spiegato Pastore, «sulla base di indagini e dei rilievi piezometrici abbiamo valutato il periodo dell’anno in cui c’è la massima probabilità di raggiungimento del massimo livello della falda, ovvero fine agosto-settembre-ottobre. In quel periodo concentreremo il monitoraggio.  Dalle analisi condotte ad oggi, in nessuno dei campioni sono state rilevate tracce di Cesio 137 in concentrazioni superiori alla sensibilità analatica. Riteniamo però che il sito debba essere monitorato, ed è stato per tanto inserito nei siti signficativi per la loro potenziale rilevanza dal punto di vista ambientale».
Sul fronte delle analisi chimiche, se il Cesio non c’è, ci sono però altri inquinanti, già a monte della zona rifiuti. «Le analisi», aggiunge Pastore, «rivelano uno stadio della prima falda che non è ottimale, con un modesto superamento del limiti individuati dal d.lgs 152-2006 per cromo 6, tetracloroetilene, tricloroetilene. Al momento del controllo, non ci sono evidenze di un contributo della cava a questo tipo di contaminazione». Dal punto di vista sanitario, Speziani sottolinea l’efficienza del modello di intervento congiunto tra le diverse istituzioni coinvolte. «C’è stato un lavoro di squadra, che ha portato ad un primo intervento importante, quello per far uscire fusti di materiale radiotattivo dalla cava e fare primo intervento di mitigazione dell’impatto sanitario. Abbiamo sperimentato un modello che sta funzionando, modello in cui gli enti preposti lavorano insieme in sintonia. Questo è il modo che dovremo continuare a utilizzare».
Una mano dovrebbbe, però, arrivare dalla politica. «Oggi sappiamo che il rischio del Cesio è inesistente o per lo meno molto basso, per adesso. Siccome vogliamo dire non “per adesso”, ma “per sempre”, continueremo a monitorare e a mettere in campo provvedimenti per prevenire eventuali emergenze. Il problema di fondo, però», aggiunge Sgorbati, «è che l’essersi allontanati dalla scelta del nucleare ha portato a dimenticarci che abbiamo rifiuti radioattivi da gestire. In questo momento non abbiamo un corpo normativo né le risorse per gestire questo tipo di problemi. In discussione in questo periodo c’è uno schema di legge di recepimento di una direttiva comunitaria, che dovrebbe rappresentare un primo passo».
Intanto, il Comune avvierà un gruppo di lavoro che si dedicherà a proseguire il lavoro iniziato. «I primi passi li aveva fatti chi ci ha preceduto», sottolinea Fondra, «io mi sono posto problema di come dare continuità a questa impstazione. Abbiamo promosso un gruppo di lavoro e di studio che sia stabilmente sul pezzo. Chiariamo: non spetta al Comune essere l’attore che trova soluzioni per andare a stoccare la mole di materiale radioattivo. Ma il Comune non può aspettare la criticità. Se ci può essere un paragone col passato, non intendiamo aspettare in modo supino gli eventi. Obiettivo del gruppo di lavoro, in cui è coinvolta anche la Provincia, è il monitraggio periodico e la ricerca di soluzioni».

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.