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Mirko è libero, ma gli indizi sono pesanti

Il gip ha scarcerato il 29enne di Serle accusato di aver ucciso il ladro albanese. Ma non nega gli elementi a suo carico e la contraddittorietà del racconto.

(red.) Mirko Franzoni aspettava la corriera fuori da Canton Mombello quando i genitori sono venuti a riprenderlo per riportarlo a casa.
Dopo cinque giorni d’inferno ritorna libero il 29enne di Serle accusato di aver ucciso il ladro albanese che era entrato di soppiatto nell’abitazione del fratello. La decisione è venuta dal gip Paolo Mainardi, che, dopo aver interrogato Mirko e valutato le prove a suo carico, ha ritenuto insufficienti gli elementi per convalidare l’ipotesi di omicidio volontario. L’accusa è surrogata «da un compendio probatorio evidentemente preliminare ed embrionale, monco – scrive Mainardi rigettando la richiesta di misura del pm – oltre che dalla mancanza dati essenziali come un verbale di sopralluogo, uno di ispezione esterna del cadavere e uno dei rilievi sull’arma, anche degli accertamenti balistici e medico-legali».
Il gip però non rigetta completamente l’accusa, rilevando che le dichiarazioni di Mirko non appaiono congruenti. «Non può negarsi che esse esibiscano più di un profilo deficitario», scrive Mainardi che sottolinea quattro punti critici nella ricostruzione del meccanico 29enne. Mirko è smentito dal padre, quando afferma di averlo incontrato a casa al rientro dalla prima e infruttuosa fase di ricerca dei ladri. È poco credibile quando dice di non esservi tornato per prendere l’arma. Lo è altrettanto quando afferma di aver utilizzato il fucile solo nella seconda fase delle ricerche, perché spaventato dal buio e dal deserto che si era fatto largo nelle strade di Serle. E infine è incongruente quando afferma, per essere smentito da se stesso, oltre che da altri  testimoni, di aver cercato i ladri sempre da solo.
Un racconto, quello di Mirko che per il gip appare contorto e contraddittorio ma che tuttavia da solo non basta a motivare la sua carcerazione. Anche perché la manipolazione della realtà – ritiene Mainardi – può essere dovuta «all’intento di coprire famigliari e vicini di casa, che hanno partecipato con lui alle ricerche» sia ad un «normale eccesso autodifensivo».
Del resto anche l’autopsia e il referto balistico non aiutano a fare chiarezza. La prima ha rilevato che il colpo è partito da vicino, e rende più credibile la versione difensiva, ma non dà elementi circa la volontarietà del colpo. Secondo Mainardi infatti è possibile anche che Franzoni, spaventato da un movimento del ladro abbia sparato senza che avvenisse una colluttazione. In secondo luogo il referto balistico non è positivo. A terra c’erano due bossoli e non uno. Per Franzoni una è quella che ha ucciso, l’altra gli è uscita dal giubbino indossato nella battuta di caccia fatta col padre nella giornata di sabato e che si è levato per soccorrere l’albanese a terra. Inoltre sono due, se non tre, gli spari registrati nella chiamata del vicino ai Carabinieri.

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