Slot machine, arriva il manifesto anti-azzardo

In un anno, le sale slot della provincia sono raddoppiate. Ma c’è chi reagisce: sono 11 i comuni del Bresciano, firmatari del testo per bandire le macchinette.

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(red.) Potrebbero chiamarla la piccola Las Vegas. Sono ormai talmente tante le sale slot a Brescia e provincia che il paragone con la capitale del gioco d’azzardo non è più così fuori luogo. Per non parlare della quantità esorbitante di slot machine parcheggiate negli angoli dei locali.
Ormai, il vero azzardo economico per i gestori dei bar sembra proprio quello di rinunciare alle “macchinette mangiasoldi”. In un anno, nel Bresciano, le sale dedicate alle slot sono addirittura raddoppiate.
La Camera di commercio di Brescia conta, alla fine del secondo trimestre di quest’anno, 27 aziende appartenenti alla categoria “Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti con moneta o gettone”, vale a dire quei casinò in miniatura che si dedicano unicamente a questa attività. Non sono però considerati in questa statistica la miriade di bar e tabaccai, quasi tutti, che nei propri locali riservano un’area dedicata alle slot machine: l’ultimo censimento, risalente al2012, ne documentava la capillare presenza in non meno di 80 Comuni.
Un locale può arrivare a guadagnare con agilità 500 euro al mese per ogni macchinetta. Un affare anche per lo Stato, che trattiene quasi il 60% delle vincite. Una vera tassazione inconsapevole. Gli unici “losers” sono, neanche a dirlo, i giocatori: le slot machine più oneste ridistribuiscono in vincita solo poco più  di tre quarti della somma giocata. Nonostante la crisi (e forse anzi proprio a causa della crisi) aumentano di giorno in giorno, anche fra i più giovani, i giocatori che inseriscono monete su monete con l’illusione di guadagnare denaro facile. Una vera e propria epidemia che nessuno sembra essere interessato a fermare. Nessuno, tranne i 258 comuni italiani, di cui 11 nel Bresciano, che hanno deciso di reagire alla peste dei mini-casinò, firmando un manifesto contro la legalità del gioco d’azzardo. Roncadelle, Rezzato, Paderno, Visano, Palazzolo sull’Oglio, Capriano del Colle, Prevalle, Malegno, Bagnolo e Villanuova sul Clisi, i centri bresciani che chiedono più poteri ai comuni nell’assegnazione delle licenze.
Obiettivo: presentare una legge di iniziativa popolare sulla tutela degli individui in tema di gioco d’azzardo, che sostituisca l’attuale, giudicata da più parti troppo morbida e inefficace. Intanto le singole amministrazioni hanno deciso di reagire con proposte anche molto originali. A Rezzato, ad esempio, la legge Balduzzi si applica alla lettera e le macchinette non sono poste nei luoghi considerati sensibili, ovvero devono stare a una distanza minima di 250 metri da scuole, oratori o altri luoghi pubblici frequentati da minorenni. Oltre a ciò il comune ha pensato di aprire un centro di consulenza psicologica per giocatori affetti da “ludopatia” (la malattia del gioco, per capirci). A Roncadelle invece la Giunta del sindaco Michele Orlando ha puntato sul vantaggio fiscale: i locali che rinunceranno alla presenza delle slot machine pagheranno il 50 % in meno sulla tassa rifiuti.
A Malegno, nell’alta Vallecamonica, si sta discutendo addirittura una proposta che bloccherebbe i conti bancari dei giocatori più accaniti. Eppure ci sono anche singoli esercenti che, di propria iniziativa e senza un vantaggio commerciale, hanno deciso di ascoltare la loro coscienza ed escludere le pericolose macchinette dal proprio locale. A Vallio Terme, i gestori della locanda Ferandi, in collaborazione con il Comune, hanno deciso di sostituire l’area dedicata al gioco d’azzardo con una sala lettura, in cui gli avventori possono cosultare e prendere a prestito i libri della biblioteca. I virtuosi sono sempre troppo rari.

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