Gli ambientalisti diffidano l’Asl di Brescia

L'atto di significazione, intimazione e diffida "Per inadempienza dei controlli sugli ortaggi nella zona attorno all'inceneritore". Ma anche la Loggia è sotto la lente.

(red.) Un atto di significazione, intimazione e diffida è arrivato sul tavolo dell’Asl di Brescia inadempienza dei controlli sugli ortaggi nella zona attorno all’inceneritore.
L’atto ha la firma di Imma Lascialfari per il Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, Marino Ruzzenenti per l’Associazione cittadini per il riciclaggio, Maurizio Bresciani per il Comitato per la salute, la rinascita e la salvaguardia del centro storico e Iosè Savoldi a nome dei cittadini residenti nei pressi dell’inceneritore. Tutto nasce dalla disposizione della regione Lombardia del 17 maggio 2011, n. IX/194, in cui si dice che le Asl devono indagare la possibile contaminazione di Pcb e diossina attorno a impianti che notoriamente sono responsabili di emissioni diossina. Vengono citate, ad esempio, alcune fonderie del bresciano e l’inceneritore di Pavia, di dimensioni ridotte rispetto a quello di Brescia. In effetti, su questa base, l’Asl ha fatto le indagini sugli ortaggi attorno a Ori Martin e Alfa Acciai. Non li ha fatti, però, attorno all’inceneritore. A questo punto, sono partite le richieste dei comitati.
A settembre 2012, viene mandata una richiesta dal Coordinamento comitati ambientalisti, che rimane senza risposta. L’Asl risponde, però, dopo quasi un anno, grazie alla sollecitazione del Comune, ad un richiesta inoltrata ad aprile 2012 dai residenti. Nella risposta si dà conto dei risultati del rapporto elaborato nel 2010 dal Politecnico di Milano sulla dispersione in atmosfera di diossine e furani (PCDD/F) emessi dai camini di Alfa Acciai e A2A, secondo cui la porzione attribuibile all’inceneritore risulta essere lo 0,06% del totale delle emissioni di diossine e furani derivanti dalle due fonti. In pratica, sulla base di ciò, e visto l’esito favorevole delle indagini nelle zone vicino alle acciaierie, non si ritiene necessario procedere a verificare le ricadute dell’inceneritore.
«L’Asl, cioè, dice che prende per buoni i dati di A2A, su cui è stato costruito lo studio del Politecnico di Milano  – spiega Ruzzenenti –  e ignora i dati di Arpa, che  ha stabilito che diossine e Pcb ne escono 10 volte di più di quelli dichiarai da A2A. Così come ignora le indagini fatte successivamente da Arpa, secondo cui in situazioni anomale sono uscite diossine in grande quantità superiore al limite. Viene ignorata, cioè, la certificazione Arpa sulla base dei modelli di ricaduta matematici, costruiti sui dati di A2A. Ritengo sia una cosa scandalosa».
Secondo gli ambientalisti, poi, l’Asl sarebbe clamorosamente inadempiente perché sui terreni intorno all’inceneritore non sono mai stati fatti campionamenti dopo l’entrata in funzione della struttura, nel 1998, nonostante all’epoca si fosse assicurato che ci sarebbero stati controlli periodici. Gli unici dati disponibili sono quelli del 1997, prima, cioè, dell’avvio dell’inceneritore.
«L’altro dato certo – aggiunge Ruzzenenti – che nel 2007 si è scoperto latte contaminato da diossina in 5 aziende agricole. Ebbene, per georeferenziare le cascine, l’Asl ha tirato fuori una piantina in cui non esiste l’inceneritore, antecendente al 1998. Uno scandalo, insomma che deve finire».
L’atto di significazione, intimazione e diffida, in caso di mancata risposta, potrebbe trasformarsi in un esposto alla magistratura. Ma il tema inceneritore chiama in ballo anche l’amministrazione. «Del Bono – spiega Bresciani – ha dichiarato che si attiverà per predisporre un piano pilota di raccolta porta a porta. L’inizio ci sembra buono, ma valuteremo poi cosa sarà fatto. Su questo fronte, ci aspettiamo però anche un piano per ridurre le tonnellate bruciate nell’impianto di A2A». «Anche se – incalza Ruzzenenti – il porta a porta non ha bisogno di sperimentazioni. Basta vedere come operano a Novara, Bergamo, Trento e partire. E non si può pensare di escludere il centro storico. Non è possibile avere i cassonetti tra il Capitoliume il teatro romano».

 

 

 

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