Movida, esercenti: “Non serve ridurre orario”

Per i titolari dei locali, i residenti non hanno mano voluto accettare una mediazione. "Il Carmine è ormai un polo attrattivo, i ragazzi ci verrebbero anche se non ci fossimo".

(red.) Dopo il pronunciamento del Tar sulla vicenda Carmine a Brescia, ora la parola passa agli esercenti.
L’avvocato Alessia Generoso che, insieme all’avvocato Federica Giazzi, difende i tre esercizi commerciali di Via Fratelli Bandiera “Carmetown”, “Casa del Popolo” e “Osteria Croce Bianca”, precisa che «il TAR non ha accolto la domanda di imporre al Comune di ridurre l’orario di apertura dei locali. Il testo della sentenza prevede, infatti, che il Comune debba fornire entro 30 giorni un riscontro alle richieste dei residenti previo contraddittorio con i gestori dei locali interessati e la parte ricorrente».
«Il TAR ci impone di sederci ad un tavolo con il Comune e i ricorrenti?», chiede Chiara Aiardi di Carmentown, «E’ dall’anno scorso che insieme a Confesercenti con il Comune abbiamo cercato e provato diverse soluzioni per limitare i disagi per i residenti, compresa l’introduzione degli stewards per monitorare la situazione all’esterno dei locali e la rinuncia alle manifestazioni del “menù per l’estate”; i residenti pretendono di non vedere quanto è stato fatto e non hanno mai voluto accettare di trovare una mediazione che, invece, oggi il TAR impone».
Per gli esercenti,  nessuna riduzione di orario potrà essere accettata, anche perché i documenti prodotti in giudizio dai ricorrenti stessi e dal Comune di Brescia evidenziano chiaramente come non sia attribuibile alla responsabilità degli esercizi pubblici il rumore che provoca il disagio lamentato, il quale deriva dall’afflusso di persone presenti in questo nuovo polo attrattivo della vita notturna e che non sussistono, pertanto, i requisiti previsti dalla legge per l’emissione di ordinanze di riduzione dell’orario.
Già i rilievi fonometrici e la relazione del Settore Ambiente del 2012 avevano reso evidente tale circostanza, ma oggi sappiamo anche da una relazione apposita della Polizia Locale che molte persone arrivano al Carmine portandosi da bere da casa in zaini e borsette. Non vengono al Carmine per i locali, ma solo perché è un luogo di aggregazione e lo è perché il Comune di Brescia, a partire dal piano di recupero edilizio “progetto Carmine”, così l’ha creato.
Gli esercizi pubblici presenti nel Carmine fanno parte del progetto di trasformazione di questo quartiere, un tempo malfamato e malfrequentato. I residenti del Carmine che pure hanno beneficiato anche economicamente, grazie all’incremento del prezzo delle proprie abitazioni, dei progetti di riqualificazione della zona vorrebbero che tornasse ad essere “vuota”. Il processo di riqualificazione irreversibile e le due anime del quartiere dovranno convivere, con buona pace dei residenti che non possono pretendere che in un periodo di crisi economica come quello attuale la città perda una risorsa così importante come le attività di pubblico esercizio.
«Ridurre l’orario significa azzerare i profitti e non risolve il problema dei residenti che, comunque, si troverebbero ad avere gente in strada fino a tarda notte siano o non siano aperti i locali»,  commentano Giuseppe Spera di Casa del Popolo e Luca De Simone di Osteria Croce Bianca.
«Aspettiamo di essere convocati dal Comune, porteremo come abbiamo sempre portato le nostre istanze e legittime esigenze di lavorare, riservandoci comunque la proposizione dell’appello, anche perché il ricorso era inammissibile per varie ragioni tecniche che il TAR non ha nemmeno esaminato», conclude Generoso.

 

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