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Brescia: il ritiro è la medicina per guarire

Dopo il ko con l’Empoli, la truppa biancazzura è in ritiro nelle Marche per preparare la sfida di sabato con il Lanciano. Calori resta alla guida della squadra.

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(e.a.) Dopo la pesante sconfitta interna con l’Empoli il presidente Gino Corioni era furioso e il destino di Calori sembrava segnato. Esonero. Ma giovedì scorso, prima di Modena (poi sospesa per neve), Corioni aveva promesso ai suoi collaboratori che anche in caso di sconfitta l’allenatore sarebbe rimasto al suo posto. Martedì sera il presidente ha staccato il cellulare.
Al posto di Calori gli sarebbe piaciuto Gigi Cagni, che però non è più sul mercato. Se cambia vuole un autentico sergente di ferro, uno che metta la squadra di fronte alle proprie responsabilità e che conosca bene un campionato difficile come la serie B. Il patron biancazzurro ha valutato anche altre ipotesi, ma in giro non c’è molto e anche una soluzione interna, Maifredi o Javorcic, non sembra convincere. Così, al termine dell’incontro con l’Empoli (0-3 in favore degli ospiti il risultato finale) il vice presidente Luca Saleri ha riconfermato Calori, “invitando” i giocatori a reagire e rialzarsi al più presto.
Mister confermato (almeno per ora) e squadra in ritiro anticipato a Colli del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, questa la ricetta della società per provare ad invertire la rotta di una barca ormai prossima alla deriva. Infatti, in questi casi, con la tifoseria che da martedì sera non è più infuriata solo con il presidente, ma anche con i giocatori e con l’allenatore, il modo migliore per preparare la partita con il Lanciano è stare lontani dalla bufera e dalle polemiche. Forse Colli del Tronto non è proprio un posto benaugurante, ma il Brescia ha dimostrato di non far caso alla scaramanzia. Infatti, quella scelta dalle rondinelle è la sede abituale del ritiro pregara della trasferta di Ascoli, dove il Brescia ha vinto solo una volta in 18 occasioni.
Corioni ha definito il ritiro nelle marche “riflessivo”. Inoltre, questa partenza anticipata deve aiutare la squadra ha ritrovare le qualità perdute: cuore, testa , rabbia, ma soprattutto stima e fiducia in se stessi e nei propri mezzi. Solo così i ragazzi di Calori potranno riprendere il cammino verso la zona play off.
Vista oggi, la distanza tra la prima in classifica, il Sassuolo, e il Brescia fa una certa impressione. Sono 30 i punti che dividono le due compagini, e non si è nemmeno a metà del ritorno. La risalita appare quasi impossibile, lunga e irta di ostacoli, ma il campionato è ancora lungo e non si può certo pensare di mollare ora.
Nel corso di una stagione ad una squadra si può concedere un periodo negativo, oltre ad alcune attenuanti. La stanchezza, magari la rosa assottigliata da infortuni e squalifiche. Ma nel caso del Brescia ciò che colpisce, e stupisce, è che questo momento di appannamento generale sia arrivato dopo un mese di sosta, con 10 giorni di vacanza, e un’altra dozzina di giorni per prepararsi al meglio.
Certo non si vogliono mettere in dubbio la professionalità dei giocatori e dello staff tecnico, ma ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, guardarsi dentro e, nel caso, ammettere i propri sbaglio provando a correggere il tiro.
La rosa del Brescia probabilmente non può essere paragonata a quella delle prime della classe, ma ha certamente i mezzi per arrivare tra le prime 6, e di sicuro non è inferiore al quella dell’Empoli al punto da pigliare tre scoppole come quelle di martedì sera. Se si guardano l’esperienza e i valori assoluti in campo, almeno in teoria il risultato avrebbe dovuto essere ben diverso. Certo nel calcio il blasone non sempre basta per vincere le partite, ci vogliono anche altre qualità come rabbia, grinta e fiducia in sé stessi, doti che, al momento, le rondinelle hanno smarrito.
Il Brescia deve ritrovare la consapevolezza della propria forza. Una consapevolezza che deve venire in primis dagli anziani: da Arcari a Zambelli, da Corvia a Budel. Questo non è il momento di piangersi addosso e arrendersi. Ricompattarsi e credere nella risalita, sono queste la parole d’ordine.
La contestazione rivolta solo al presidente Corioni finora aveva fornito al gruppo qualche alibi di troppo, ma martedì la storia ha preso un’altra direzione. Ora questi alibi sono stati cancellati. Ora nel ritiro di Colli del Tronto bisogna ritrovare cuore, orgoglio, testa, rabbia e soprattutto fiducia nelle proprie qualità. Ciò che prima c’era non può essere andato completamente perduto.

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