Psi e Sel uniti per chiedere le primarie al Pd

Brescia rischia di essere una delle poche città in Italia, se non l'unica, a non compiere questo passo. "Del Bono accetti il confronto con Fenaroli".

(p.f.) Dopo il successo delle primarie del centrosinistra in Italia, anche Brescia vuole le sue primarie. O meglio, le reclamano Psi e Sel, nonostante il no del Pd (a parte pochi esponenti). Anche perché, in tutte le altre città d’Italia, il centrosinistra si sta organizzando per farle e ci sarebbe anche una data designata, il 20 gennaio.
Brescia, dunque, rischia di essere una delle poche città, se non l’unica, a non compiere questo passo. “Brescia sta vivendo questa situazione nella coalizione, con l’altalena su primarie si e no”, ha spiegato Maria Cipriano, segretaria Psi Brescia, “dall’inizio abbiamo sempre sostenuto come socialisti che fosse importante avere un tavolo di confronto ben definito, che trovasse il suo schema nell’alveo di centrosinistra, e ad avvalorare questa spinta è arrivata la proposta a livello nazionale di far partire il progetto Italia Bene Comune, con Pd, Sel e Psi. Noi pensiamo che da questo si debba partire anche per quanto riguarda Brescia”.
Anche il Pd cittadino, dunque, dovrebbe prendere esempio dal segretario Pierluigi Bersani, che ha accolto la sfida, pur sapendo di avere nel proprio partito non uno schieramento bulgaro. “A risultati ottenuti”, ha proseguito Cipriano, “direi che bene ha fatto, perché il successo di partecipazione che c’è stato, oltre ad aver deciso chi sarà il leader del centro sinistra, ha messo in evidenza una capacità di aggregazione attorno alle primarie di un popolo che sembrava un po’ stanco, disaffezionato, che probabilmente non credeva più che centrosinistra potesse avere ancora una base di partenza tale da porsi come alternativa al centrodestra”.
Se lo schema, dunque, ha funzionato a livello nazionale, non ci sono motivi per non replicare anche a livello bresciano. “Il progetto Italia Bene Comune deve proseguire e i tre interlocutori che devono sedersi al tavolo devono essere Pd, Sel e Psi. Chiaro che l’apertura al mondo civico può esserci, ma su una carta di intenti, di indirizzi programmatici, che ci veda insieme”. Le primarie, poi, toglierebbero un po’ di campo all’antipolitica. I candidati sarebbero Del Bono e Fenaroli, giudicati entrambi personalità di tutto rispetto, che si pongono all’attenzione della cittadinanza bresciana.
“Non c’è nessuna forma di rottura verso il Pd”, ha aggiunto Cipriano, “né separazione consensuale o non consensuale. Chiediamo oggi di partire dallo schema di Italia Bene Comune. I tempi sono stretti. Non vogliamo arrivare a ridosso delle amministrative per trovarci davanti a pacchetto confezionato o da confezionare malamente, perché il nostro intento è sempre stato di porci in maniera chiara verso i cittadini. Il nostro sforzo è di non far vincere il centrodestra”. La richiesta al Pd, da parte di Psi e Sel, è di confrontarci, magari ammettendo al confronto anche Api, verificare insieme le altre forze civiche che possono completare il quadro di una coalizione.
“Sulle civiche ed eventuali alleanze”, ha precisato Cipriano, “non si può arrivare all’ultimo minuto e trovarsi come alleati che non hanno condiviso un programma di confronto”. Richieste che non sono nuove. La novità, però, è che questa volta Psi e Sel hanno deciso di farle insieme. “Siamo due soggetti su tre che oggi chiedono al maggiore alleato di essere il primo partito che traina la coalizione, ma che con la coalizione costruisce le alleanze. Per me ha un significato politico quanto successo con le recenti primarie, in particolare con Vendola che, nel ballottaggio, si è coalizzato in maniera chiara con Bersani. Vuol dire che l’altro componente dell’Italia Bene Comune ha riversato i suoi voti su Bersani. A Brescia succederà la stessa cosa: il candidato che vincerà le primarie sarà supportato da tutte le forze politiche che insieme hanno deciso di procedere in tal modo”.
Il punto, però, è ora capire il rapporto tra Pd e Sel. “Da un’intervista rilasciata alla stampa”, ha spiegato Luigi Lacquaniti di Sel, “sembra che Del Bono voglia tagliarci fuori. La nostra decisione, invece, di partecipare all’alleanza in città. Se a Brescia dovesse esserci una rottura nel centrosinistra, rischiamo di presentarci ai diversi appuntamenti elettorali con compagini diverse”. Pd, Sel e Psi sarebbero infatti uniti nelle nazionali e in provincia di Brescia, insieme all’Idv nelle regionali della Lombardia, e separati per le comunali bresciane.
“Facciamo le primarie”, ha esortato Lacquaniti, “tenendo presente che la candidatura di Fenaroli è nata all’interno della società civile. Tagliar fuori Fenaroli, significa tradire l’alleanza”. Altro punto da chiarire, per Aureliano Antonini (Psi) riguarda la carta d’intenti. “Esiste quella a livello nazionale, ma oggi, se un cittadino bresciano vuole sapere cosa vuole fare il centrosinistra in città non può farlo, perché la carta d’intenti non è disponibile. Eppure le idee ci sono, ma ci deve essere anche il tempo per trasmetterle ai cittadini, perché l’antipolitica è davvero radicata. Ecco perché chiediamo di sbloccare la situazione, per mettere sul tavolo una carta d’intenti”.
Insiste, invece, sulle alleanze e l’apertura alle civiche Mirko Lombardi, di Sel. “Le aperture devono essere unitarie. Brescia deve avere un centrosinistra attento all’espressione moderata, ci sono liste civiche importanti con cui instaurare rapporti e costruire alleanze, ad esempio la lista Castelletti. Ma bisogna essere chiari: non è che una civica ha in mano le chiavi dell’unità o della divisione del centrosinistra. L’allargamento non può mettere in discussione l’unità del centrosinistra. E la si smetta di girare intorno a cose che non esistono: Rifondazione Comunista ha scelto chiaramente un’altra strada”.
Se il centrosinistra non si presenta unito, il rischio è di perdere le elezioni a Brescia. “Il 20 gennaio a Roma si faranno le primarie del centrosinistra e molte altre città stanno prendendo quella direzione. Brescia rischia di essere l’unica in cui si rompe il centrosinistra. Chi si prende la responsabilità di rompere l’unità, sappia che mette a rischio anche la vittoria”. Alla rottura, però, Lombardi non ci vuole credere. “Noi non vogliamo credere che Del Bono ha rotto con Sel”, ha concluso, “e faremo di tutto per scongiurare un grandissimo errore politico. La possibilità per farlo c’è, basta sedersi al tavolo, guardarsi negli occhi e capire se a Brescia qualcuno sta progettando un diverso progetto di sinistra, che però, a quel punto, non si chiamerà più centrosinistra. Ma davvero Del Bono pensa di poter andare da solo, senza essere passato al vaglio del popolo di centrosinistra? E con il rischio di essere, per altro, additato come l’unico candidato in Italia che non ha voluto fare le primarie?”.

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